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Perchè pratichi (o vorresti iniziare a praticare) arti marziali?

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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.

Per chi ama le Arti Marziali
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Gli articoli dei membri della Nei Dan School!



IL CONDIZIONAMENTO PDF Stampa E-mail

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Per condizionamento si intende quel tipo di pratica atta ad un rafforzamento strutturale di ossa, tendini, muscoli profondi e superficiali e nervi. Questo tipo di lavoro è fondamentale sia dal punto di vista pratico, per non sentire dolore al primo contatto con un avversario in combattimento, un tipico esempio è osservare un incontro di un qualsiasi sport da ring a contatto pieno, ma anche solo per raggiungere un maggior livello di tonicità fisica, basti pensare a quante volte ci è mai capitato di urtare una tibia contro una sedia piuttosto che incappare in uno spigolo con il classico gomito: che dolore!

Ecco perché è importante, attraverso specifici esercizi a piedi fissi, in movimento, in coppia o semplicemente da soli condizionare braccia, gambe e tronco partendo dal semplice massaggiare e sfregare zone più o meno ampie, portando quindi inizialmente ad una maggior propriocezione della zona interessata, fino ad arrivare a colpirle con tutti gli arti e le diverse tipologie (palmo-dorso-taglio della mano e pianta-collo-taglio del piede) le varie fascie interessate (avambracci-braccia, fianchi, coscie e polpacci) per rinforzarli. Ovviamente non trattandosi di autolesionismo si partirà gradualmente e si aumenterà l’ intensità e la durata della pratica proporzionalmente al proprio livello personale, per raggiungere quello che dai maestri viene definito “sbarra di acciaio avvolta nel cotone” , ovvero sviluppare un interno forte e tonico (yang) ma che supporti un esterno morbido ed elastico (yin).

Barra Luca

 

 

 

 
Il giusto equilibrio nella pratica PDF Stampa E-mail

"Il wu ji è lo stato naturale in cui ci si trova prima di cominciare a praticare arti marziali. La mente è senza pensieri; l'intenzione è priva d'azione; gli occhi non mettono a fuoco; le mani e i piedi sono fermi; il corpo non si muove; lo yin e lo yang non sono ancora divisi; la luce e l'oscurità non sono ancora state separate; il qi è unico e indifferenziato. L'uomo è nato fra cielo e terra, e la sua natura comprende sia lo yin che lo yang. Il suo qi primordiale è unico e indifferenziato. Il desiderio, tuttavia, offusca la mente dell'uomo, dando origine a un qi impuro e ad un uso scorretto della forza. Di conseguenza, se uno non sa come sviluppare il Sè internamente pur nutrendo il Sè esternamente, ci sarà squilibrio fra yin e yang, e l'interno e l'esterno rimarranno divisi. Quando lo yang raggiunge il limite, sorge lo yin. Quando lo yin giunge all'estremo, il corpo è allo stremo delle forze. A questo punto, non c'è più nulla da fare per l'individuo."

Questo breve estratto dal libro "Tai Ji Quan" di Sun Lu Tang spiega in maniera chiara e precisa in quale maniera deve essere equilibrata la pratica. Esaminiamo pezzo per pezzo il breve brano:

"Il wu ji è lo stato naturale in cui ci si trova prima di cominciare a praticare arti marziali."

Il termine Wu Ji significa 'vuoto primigeneo' ed è quello stato naturale in cui vivono i bambini molto piccoli (fino ai 3 anni circa) senza tensioni superflue sia fisiche sia mentali, il bambino piccolo vive nel qui e ora e non focalizza quello che sarà, caratteristica tipica anche degli animali, ad esempio un gatto su un cornicione non pensa quanto male può farsi cadendo e così è in grado di passeggiare su un cornicione anche ad altezze enormi. Questo stato naturale si richiede di raggiungere prima di iniziare la pratica delle arti marziali, sia che intendiamo la forma, il tui shou o il combattimento libero.

"La mente è senza pensieri; l'intenzione è priva d'azione; gli occhi non mettono a fuoco; le mani e i piedi sono fermi; il corpo non si muove; lo yin e lo yang non sono ancora divisi; la luce e l'oscurità non sono ancora state separate; il qi è unico e indifferenziato."

Queste sono le caratteristiche che contraddistinguono il Wu Ji, insomma si richiede di fare il vuoto in tutto sia nel corpo, sia nella mente sia nell'energia. Ovviamente c'è una gerarchia, creando il vuoto fisico (la causa scatenante è un corretto allineamento strutturale) si arriva ad un unità di yin e yang, l'energia si unifica e così non c'è azione nell'intenzione (non si vuole fare permettendo così di fare la cosa giusta al momento giusto, perchè si è in uno stato di equilibrio dell'intenzione) questo permette di avere una mente senza pensieri, quindi di evitare quel paradosso occidentale che si può riassumere nel "cogito ergo sum" di cartesiana memoria, in maniera tale di raggiungere un vuoto mentale che permette di estendere le proprie percezioni e come dice il mio Maestro Flavio Daniele diventare pura percezione.

"L'uomo è nato fra cielo e terra, e la sua natura comprende sia lo yin che lo yang. Il suo qi primordiale è unico e indifferenziato. Il desiderio, tuttavia, offusca la mente dell'uomo, dando origine a un qi impuro e ad un uso scorretto della forza."

Quando Sun Lu Tang dice che "L'uomo è nato fra cielo e terra" intende che grazie alla nostra capacità di stare eretti (ovvero i piedi toccano terra ma la testa si estende verso il cielo) siamo soggetti ad una dualità naturale che ci permette di essere un unità (interno ed esterno hanno ugual importanza), e qui entra in gioco il nostro primo nemico, ovvero il desiderio (nemico che si ritrova in molte filosofie e religioni) che offusca la mente attraverso delle false verità, che ci porta a sviluppare solo la parte fisica in maniera grezza e superficiale e questo porta ad un uso scorretto della forza.

"Di conseguenza, se uno non sa come sviluppare il Sè internamente pur nutrendo il Sè esternamente, ci sarà squilibrio fra yin e yang, e l'interno e l'esterno rimarranno divisi"

In questo passaggio il Maestro Lu Tang spiega che l'unico modo per invertire questo errato metodo (causato dal desiderio) è la coltivazione dell'interno (attraverso il nei gong=lavoro interno) altrimenti ci sarà sempre più squilibrio tra l'interno e l'esterno e questo farà si che sia impossibile raggiungere quell'unificazione del qi necessaria per ritornare al wu ji.

"Quando lo yang raggiunge il limite, sorge lo yin. Quando lo yin giunge all'estremo, il corpo è allo stremo delle forze. A questo punto, non c'è più nulla da fare per l'individuo."

Con questa frase il Maestro Sun vuole far capire qual'è il pericolo di una pratica non equilibrata, ovvero una progressiva perdita di forza (raggiunto il culmine, quindi si ha una fase di miglioramente iniziale destinata a scemare) che causa indebolimento fisico che porta progressivamente ad una morte prematura.

Io posso solo dire che quando ho letto queste poche righe da me appena interpretate il mio pensiero è stato "non avrei potuto spiegarlo meglio".

Se qualcuno trovasse delle inesattezze o degli errori gli sarei davvero grato se me le comunicasse.

Sammarco Francesco

 
Emissioni di suoni nelle arti marziali PDF Stampa E-mail

Il "kiai" in giapponese o "fasheng" in cinese è l'emissione del suono nelle arti marziaili ma i più sanno solo urlare, e chiunque abbia non dico praticato arti marziali ma sia anche solo entrato in una palestra definita tradizionale ha sentito tali urla. Bene di motivazioni ne ho sentite tante riguardo a questo aspetto tradizionale, elenco le varie opzioni sentite nel tempo.

1. Urlare serve a dare più forza al colpo
2. Urlare serve a spaventare l'avversario
3. Urlare serve a far capire all'arbitro che hai fatto il punto in gara

Ed in effetti urlare può avere anche questi scopi, peccato che il "kiai" in giapponese o "fasheng" in cinese non sia semplicemente uralre, ma emettere un suono che è cosa estremamente diversa. Prendo in prestito le parole del mio Maestro Flavio Daniele

Un cannone quando spara un colpo emette come effetto secondario un rumore, e nelle arti marziali è la stessa cosa, il kiai o fasheng è un effetto collaterale di un buon colpo, inoltre ci sono dei suoni ben precisi che vengono emessi in determinate situazioni. Inoltre la caratteristica di una corretta emissione di suono è che il suono stesso viene distribuito in espansione in maniera conica, e non in maniera lineare come un urlo qualsiasi, il suono ha volume.

 
Principi del combattimento PDF Stampa E-mail

Una delle domande più ricorrenti di chi pratica arti marziali tradizionali da un po' di tempo è: come si può combattere con quelle tecniche così fiorite che si studiano durante le lezioni?!

La risposta è semplice, non si può! A meno che il divario tra i vari combattenti non sia molto alto. Allora perché studiarle?! L'unica risposta sensata è: si studiano per imparare ad esprimere con il corpo i vari principi che si studiano durante le lezioni. Se si vuole combattere l'unica strada è combattere, anche quando si vuole combattere ci sono diversi livelli e gradi di intensità. Bisogna essere realisti con se stessi (e questa è la parte davvero difficile). Però ci sono anche dei principi per essere dei buoni combattenti, ed ora espongo i 4 che il Maestro Xu e il Maestro Flavio Daniele hanno detto più e più volte nel corso degli anni:

1. Fare cose semplici e dirette: questo vuol dire togliere ogni tipo di fioritura tecnica, mirare all'utile, essere pragmatici.
2. Attaccare e difendere insieme: vuol dire che ogni gesto deve contenere difesa e offesa in egual misura, in maniera proporzionata, un esempio semplice semplice è che con il braccio destro difendo e con il sinistro attacco.
3. La difesa è attacco: vuol dire che quando mi difendo con lo stesso gesto attacco, un esempio semplice semplice è che quando con il braccio destro difendo attacco anche con il braccio destro.
4. Agire sempre con tre arti contemporaneamente: questo principio vuol dire che se con la gamba destra devo stare attaccato a terra per non cascare con il sedere per terra con la gamba sinistra e con le due braccia combatto contemporaneamente.

Questi sono i principi che i miei Maestri mi hanno insegnato nel tempo, ma io vorrei elencarne alcuni miei, che nessuno mi ha mai detto ma che il mio buon senso mi impone di menzionare

5. Essere onesti con se stessi

6. Usare la testa sia quando ci si allena che quando si combatte, ma quando si combatte si intende tirare testate.

E quando si è in grado di gestire questi principi (soprattutto i primi 4) ogni tecnica funziona anche le più fiorite. :)

 
Errore posturale PDF Stampa E-mail

La causa principale del disalineamento della struttura

In Nei Dan School si parte da un presupposto: se la struttura corporea non è perfettamente allineata  non si può crescere qualitativamente nella pratica. Se si apre il libro "I Tre Poteri segreti del Taiji Quan Corpo-Mente-Energia" del Maestro Flavio Daniele si trova un intero capitolo in cui le singole parti corporee vengono trattate in maniera esaustiva e meticolosa. Quindi consiglio a tutti di leggere tale testo per approfondire tale argomento che è di fondamentale importanza per la crescita di un artista marziale. Partendo da questo presupposto vediamo ora di capire qual'è lo scopo di tale articolo: analizzare l'errore più frequente che causa il disalineamento della struttura.

 

Tale errore è definito "spanciare" o più precisamente portare le anche avanti rispetto al naturale posizionamento delle stesse, ma la causa scatenante di tutto ciò è l'errata distribuzione del peso corporeo, più precisamente il peso del corpo è troppo sui talloni. Questa cattiva distribuzione causa degli scompensi, ovvero se il corpo fosse allineato correttamente rischierebbe di cadere all'indietro e allora il corpo automaticamente sposta il bacino avanti per non perdere l'equilibrio e cascare. I problemi principali di salute di tale errore posturale sono accusati a livello della zona lombare della colonna vertebrale a causa del fatto che le vertebre si comprimono troppo, ma questo non è il solo problema, perchè porta anche a comprimere sensibilmente le vertebre cervicali e questo può provocare emicranie e mal di testa. Risolvere questo problema posturale è facile (quando si sa come fare), e la soluzione avviene in due step:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1. Portare le anche indietro

 

 

 

 


 

 

 

 

2. Portare il peso del corpo al centro della pianta del piede

 

 

 

 

 

 

Se si rispettano questi due criteri si evitano i problemi sopra esposti e si vive meglio, oltre che si è in grado di migliorare la propria prestazione marziale o sportiva che sia. Quando il corpo funziona bene anche l'arte marziale è messa in condizione di funzionare bene. Per concludere è buffo che chi soffre di questo scompenso posturale ha la percezione di essere dritto in realtà è storto.

 


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