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Perchè pratichi (o vorresti iniziare a praticare) arti marziali?

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Per chi ama le Arti Marziali
Articoli
Tao, Do, Via...chiamatela come vi pare ma lasciate fare PDF  | Stampa |

La Via delle Arti Marziali è la realizzazione interiore di se stessi attraverso l'arte marziale, infatti per seguire la Via non basta la pratica marziale, ci vuole l'Arte Marziale. Quindi per prima cosa è necessaria l'espressione artistica della propria natura che permette la coltivazione interiore.
Detto questo vorrei far notare che quasi mai l'espressione artistica in qualsivoglia sua forma nasce dall'ordine, ma bensi dal caos. E' il caos a portare l'ordine successivamente, lo yin che muta nello yang.
Quindi non è la divisa pulita o la disposizione ordinata delle ciabatte prima di salire sul tatami che ci rende degli artisti marziali, bensi l'espressione naturale di noi stessi attraverso i nostri gesti (anche marziali). Infatti culture differenti con connotazioni storiche e sociali diverse portano ad espressioni diverse dell'arte, ma sempre di arte si tratta. Esempio banalissimo, i giapponesi sono per loro natura (storica, sociale) molto legati alle formalità, ai riti e alle cerimonie forse molto più di ogni altro popolo su cui io mi sia informato, mentre non è così per il popolo cinese, una via di mezzo sono gli abitanti di Okinawa. Quindi è naturale per un praticante giapponese dare peso e rilevanza ai dettagli formali come la disposizione delle ciabatte o la divisa uguale a tutto il gruppo. Questo non è vero per i cinesi che per loro natura sono apparentemente più caotici, meno omogenei e forse più simili alla natura occidentale (specialmente dell'italiano medio). In entrambi i casi la pratica marziale rispetta la naturalità del praticante permettendogli di aprirsi la strada alla Via. Quindi mi piange il cuore quando vedo praticanti italiani imitare la rigidità e i formalismi giapponesi o l'apparente noncuranza dei cinesi, siamo italiani, il popolo del bel paese, estremamente pratici nell'essenzialità, capaci di perdersi facilmente nei meandri dei rituali di qualsiasi natura essi siano. Io personalmente sono disordinato e caotico nel mio vivere e allontanarmi dai formalismi mi ha permesso di dedicarmi all'essenza della pratica marziale rendendomi felice. Perchè è sostanzialmente questo lo scopo della pratica: essere felici.
Questo è il mio appello alla comunità marziale, siate voi stessi, esprimete voi stessi non cercate di essere quello che non siete attraverso l'imitazione formale degli altri, rendete il gesto vivo in quanto è un gesto che rappresenta voi, il vostro modo di vivere, di essere. Forse così avremo nei prossimi anni un praticante medio di più alto livello e che non passa il tempo a farsi le "seghe mentali" per capire se il suo pugno funziona, semplicemente perchè funzionerà e la pratica lo completerà permettendogli di trasformarla in Via.

 
Il Qi e il respiro PDF  | Stampa |

Il “qi”, l’energia   

Fra Cielo e Terra niente svanisce senza    comparire di nuovo in forma diversa, non esiste una linea retta senza che esistano curve tortuose; tutte le cose sono in relazione tra loro e seguono un ciclo perpetuo: questa legge è immutata dall’antichità fino a oggi, e sempre lo sarà. Per parlare dell’arte del pugno, è necessario parlare prima del qi. L’uno genera il due; ciò che chiamiamo due è il respiro. Il respiro ha un aspetto yin e un aspetto yang, il pugno non potrebbe non contemplare a sua volta i due aspetti opposti e complementari di moto e quiete. Il qi è intimamente connesso al respiro. L’espirazione è yang, l’inspirazione è yin, l’ascesa è yang, la discesa è yin, l’ascesa dello yang qi è yang, la discesa dello yang qi è yin, l’ascesa dello yin qi è yang, la discesa dello yin qi è yin. Che cosa s’intende quando si parla di puro e torbido? Ciò che sale verso l’alto è puro, ciò che discende verso il basso è torbido. Il
puro è yang, il torbido è yin. Se si considerano separatamente si parla di yin e yang, se invece si considera l’insieme allora si parla di qi; il qi non può prescindere da yin e  yang, come l’essere umano non può prescindere da moto e quiete, il naso da inspirazione ed espirazione, la bocca da mangiare e sputare. Questa è l’essenza della circolazione, la respirazione non esiste senza inspirazione ed espirazione. Chiunque si avvicini all'argomento deve dare particolare considerazione a questo aspetto".

Brano estrapolato dal testo di Chen Changxing intitolato "I dieci punti fondamentali del Taijiquan e Concetti fondamentali per le applicazioni marziali", questo storico personaggio fu il M° del leggendario Yang Lu Chan (Yang l'invincibile).

Bene è impressionante notare come in questo passaggio il Gran Maestro Chen spieghi come il Qi sia intimamente legato alla respirazione. Inoltre spiega che ne esistono di diversi tipi e tutti importanti per l'apprendimento. Anche il mio M° Flavio Daniele rimarca l'importanza dell'intima connessione tra i due elementi, infatti spesso dice che l'unico modo di attivare l'interno è attraverso la respirazione in quanto il respiro è il modo più facile di passare dall'esterno all'interno. Ed è vero, ma una volta attivato il processo, una volta che l'intenzione è rivolta all'interno allora si può parlare di vera pratica interna e non prima. Inoltre si parla anche di ascesa e di discesa, questo perchè attraverso l'uso della respirazione è possibile attivare i muscoli paravertebrali che permettono il trasferimento di forza dal basso verso l'alto e dall'alto verso il basso.


 


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