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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.

Per chi ama le Arti Marziali
Articoli
DARE IL GIUSTO PESO AD OGNI COSA PDF  | Stampa |

A volte mi capita di sentire da praticanti più o meno esperti delle oscenità inennarrabili, del tipo "facendo la forma (taolu o kata) si impara a combattere" oppure "faendo tanto esercizio a vuoto imparo a combattere", ed altre frasi simili, bene vorrei dire che questo è assolutamente errato. La pratica marziale catalogata sotto qualsiasi nome (taiji, xin yi, ba gua, karate, aikido, judo, ecc.) ha tutta una serie di esercizi:

1. Esercizi a vuoto

2. Esercizi a coppie

3. Studio della forma (Taolu o Kata)

4. Tui Shou (cinese) o Kakie (giapponese)

5. Combattimento libero (San Shou o Kumite)

6. Lavoro ai colpitori

7. Meditazione e visualizzazione creativa

Bene ora vediamo in maniera generica e sommaria cosa servono tutti questi esercizi

1. Esercizi a vuoto: servono ad apprendere delle metodiche di movimento, delle strategie ma cosa più importante servono ad interiorizzare dei principi del corpo.

2. Esercizi a coppie: servono a sottoporre il praticante ad un primo test più o meno collaborativo dell'applicazione delle strategie e dei principi appresi nel punto uno.

3. Studio della forma: questo esercizio come detto prima non serve a combattere, ed è generalmente l'esercizio più frainteso in assoluto dai praticanti di arti marziali tradizionali dove nella peggiore delle ipotesi (secondo me) è spunto per le gare. Bene detto cosa non è lo studio della forma passiamo a cosa è, ovvero continuità. Mi spiego meglio, applicare uno o più principi non è difficile da fermo o comunque in un ambiente controllato come l'esercizio a vuoto ma aumenta esponenzialmente la difficoltà all'aumentare delle variabili in gioco, quindi variazioni di altezza, variazioni di ritmo, passaggio da una postura all'altra (quindi movimento), ecc. Quindi lo studio della forma è l'aumento esponenziale della difficolta attraverso la continuità, ed è l'esercizio migliore per migliorarsi in tal senso ed interiorizzare ancor meglio e con maggior profondità le strategie e i principi dei punti 1 e 2.

4. Tui Shou o Kakie (mani che spingono): è un esercizio a coppie diverso dal punto 2, perchè il punto 2 serve per testare i principi con un basso livello di difficoltà, mentre il tui shou è molto più profondo. Ha molteplici scopi, la conoscenza di se attraverso l'altro, l'apprendere come capire l'altro senza che l'altro capisca me, ecc. Ed allo stesso tempo è il punto di congiunzione di tre aspetti molto importanti:

- la chiave di volta per passare dalla lunga alla media/corta distanza senza intoppi

- la chiave di volta per passare da una percussione ad una leva o proiezione senza soluzione di continuità

- ed è il punto di contatto tra il il punto 3 ed il punto 5

5. Combattimento libero (San Shou o Kumite): bene, la cosa più importante da capire è che il combattimento non è combattimento. Sicuramente vi starete chiedendo se sono pazzo, ma sebbene la risposta è ovviamente positiva il combattimento libero ha lo scopo di studiare 3 aspetti che fino ad ora non sono stati inseriti nel discorso e null'altro:

- tempo: ovvero la scelta del tempo per compiere un'azione in funzione del mio/miei avversari/nemici

- distanza: ovvero la scelta della distanza per compiere un'azione in funzione del mio/miei avversari/nemici

- vedere come si reagisce sotto pressione e come si reagisce al dolore

La cosa più importante da fare durante l'esecuzione del punto 5 è NON FARE/FARSI MALE, perchè non serve. Lo sanno bene gli amici degli sport da combattimento che evitano di farsi male in allenamento per non pregiudicare l'esito della gara, ma lo stesso vale per chi non gareggia. Facciamo un ipotesi se io uscissi da un allenamento con un occhio pesto da non vederci più o magari azzoppato, e venissi malauguratamente aggredito partirei già molto svantaggiato. Ovviamente bisogna fare dei distinguo, perchè quando si allena

- vedere come si reagisce sotto pressione e come si reagisce al dolore

vorrà dire che mi provocheranno dei danni ed è sempre un punto da sperimentare con qualcuno più esperto e coscenzioso di noi/voi. Per questo motivo secondo me il 95% delle volte che si fa combatti mento libero bisognerebbe farlo blando a livello di potenza e cattiveria e cercando di tirare solo al 10% delle proprie capacità atletiche, in modo da costringere al nostro spirito marziale di far nascere l'artista marziale che possiamo diventare. Il restante 5% delle volte sarebbe meglio suddividerlo con e senza protezioni.

6. Lavoro ai colpitori: se avete fatto attenzione nel punto 5 ho detto di non tirare con potenza per non "ammazzare" il nostro compagno d'allenamento, per imparare ad emettere potenza durante i colpi è necessario avvalersi dei colpitori. Tali strumenti possono essere delle più svariate tipologie e dimensioni, per esempio nello Xin Yi Liu He Quan si usano gli alberi come colpitori, nel karate il makiwara, negli sport da combattimento i sacchi e i pao, ecc. Come possiamo facilmente capire non è importante lo strumento in se, ma l'uso che ne facciamo.

7. Meditazione e visualizzazione creativa: anche questo punto è composto da un infinità di esercizi diversi, ed ogni stile ha la sua gamma di esercizi. Lo scopo però è di permettere al praticante di lavorare sulla sfera psicologica/emotiva/spirituale che troppo spesso non viene presa in considerazione fino a che non si  viene aggrediti seriamente (come è successo al sottoscritto quando aveva 17 anni che è stato aggredito da 11 persone mentre passeggiava per una città della sua zona, ovviamente non ho combattuto perchè ha avuto la fortuna di cogliere la via di fuga, quindi nessuna scena da film inventata di cui vantarsi). Però chi ha vissuto un esperienza simile sa che sopraggiunge il panico, entra in circolazione tanta adrenalina da pietrificarti le gambe e il buon senso si annebbia, ed è una bruttissima sensazione che nessuna gara (neanche a contatto) può insegnare. Nel tempo l'unica cosa che ho trovato si sia avvicinata a tale (bruttissima) sensazione è la meditazione e la visualizzazione creativa che permettendomi di ricrearla mi hanno messo in condizione di imparare a gestirla.

Bene alla luce di quanto appena detto si può dedurre che la mia visione dell'arte non permette bestemmie marziali come quelle elencate all'inizio dell'articolo e quindi si ritorna al titolo di questo mio pensiero scritto: dare il giusto peso ad ogni cosa ... per progredire e vivere felici la pratica marziale.

Ovviamente il mio pensiero muta continuamente in funzione dell'esperienza fatta nel tempo, quindi sperando di aumentare la mia esperienza nel campo marziale deduco che la mia idea tra 6 mesi sarà comunque diversa (e si spera più profonda) di quella espressa qui ed ora.

Come sempre invito a chiunque trovi delle inesattezze o dei veri e propri errori nel mio pensiero di contattarmi e correggermi.

 
Il Taiji secondo Sun Lu Tang PDF  | Stampa |

Il Taiji è contenuto nel Wu Ji. Per prima cosa cercate di raggiungere e mantenere uno stato in cui siete centrati e privi di ogni intenzione cosciente. Quando il Qi è nascosto all'interno, c'è "virtù" (forza intrinseca). Quando il Qi si manifesta all'esterno c'è "metodo" (forza palese). Quando il Qi interno ed esterno si uniscono in un unico flusso di energia, si può trovare il proprio posto tra Cielo e Terra abbracciando lo yin e lo yang. Ne consegue che la forza interna delle arti marziali rappresenta la base della vita. In cielo si manifesta come destino. Nell'uomo si manifesta come natura umana. Negli oggetti inanimati si manifesta come principio d'ordine. Nelle tecniche di combattimento si manifesta come Scuola Interna di Arti Marziali. Sebbene compaia sotto forme diverse con nomi diversi, il principio è sempre lo stesso. E' il principio che chiamiamo "Taiji" (l'interscambio reciproco degli estremi). Gli antichi hanno detto: "dal Wu Ji nasce il Taiji". Questo principio non è una prerogativa esclusiva delle Arti Marziali. Lo stesso concetto è stato indicato dai saggi parlando di moderazione e mantenimento del giusto mezzo. L'idea buddhista "di illuminazione" si riferisce proprio a questo principio. Un discorso analogo si può fare per "lo spirito della valle" dei taoisti. Sebbene il concetto sia definito in vari modi, l'idea di fondo è di permettere al Qi di fluire liberamente. Le Arti Marziali Interne e i metodi dei taoisti sono i medesimi dentro e fuori. Le applicazioni di questo principio ("dal Wu Ji nasce il Taiji") non si limitano a rafforzare il corpo ed allungare la vita. Cominciate con entrambe le mani appoggiate lungo i fianchi. Rilassate le spalle. Ruotate le dita del piede destro verso l'interno, finchè il piede non è diritto e forma un angolo di 45° con il piede sinistro. Mentre il piede ruota verso l'interno, voltare la testa per guardare a sinistra. Gli occhi fissano un punto sulla sinistra. Il cuore deve essere stabile e il Qi scende verso il basso. Usate l'intenzione per far scendere il Qi nell'addome. Dovete usare l'intenzione, e non la forza bruta. Mentre si volta, la testa deve coordinarsi con il cuore, la mente e il dan tien, superiore, inferiore, interno ed esterno, come se fossero uniti da un unico Qi. La lingua tocca il palato. L'ano è sollevato [anche in questo caso usate l'intenzione e non la forza bruta]. L'effetto di questa azione si chiama "alternare Qian e Kun", ovvero alternare il Qi e spingere il vero Qi dal Cielo Anteriore a fluire in un senso inverso. Questo Qi si chiama Tai Ji. Gli antichi filosofi hanno detto: "il Tai Ji è l'unico Qi, l'unico Qi è il Tai Ji". Saggi, immortali, e Buddha hanno seguito questo principio ultimo. Non c'è nessuno che non conservi e usi questo principio ultimo. In caso contrario, chi desidera rendere il proprio corpo agile e leggero, unire il Qi interno ed esterno e fondersi con il Grande Vuoto, incontrerà serie difficoltà.

Questo estratto dal testo "Tai Ji Quan" di Sun Lu Tang (edito dalla Luni Editrice), esplica "non secondo termini occidentali" cosa è il Tai Ji. Il Tai Chi è continuo mutamento e può nascere solo dal vuoto (Wu Ji), senza la quite non può nascere il movimento. L'autore descrive la posizione da mantenere per raggiungere questo stato ed è la posizione di partenza della sua forma di Tai Ji Quan, ma questa non è vincolante, in quanto il Tai Ji proprio come il Wu Ji è prima di tutto uno stato interno, avrebbe potuto essere l'attimo successivo allo Yoi di una forma di Karate o l'attimo dopo aver preso la posizione dell'orso esce dalla grotta dello Xin Yi Liu He Quan. Insomma il Tai Ji (senza il Quan) è cambiamento, è l'attimo subito dopo al Wu Ji, nulla più. Oserei dire che questo è uno dei punti più importanti e più difficili da cogliere durante lo studio della forma. Io ovviamente non sono nessuno e cerco di interpretare il pensiero di un Grandissimo Maestro del secolo scorso, ma il Maestro Sun Lu Tang sembra avesse particolarmente a cuore questo passaggio dal Wu Ji al Tai Ji. Io ho letto due suoi testi e questo concetto salta all'occhio innumerevoli volte. Queste parole possono trovare terreno fertile nel primo degli 8 principi della scuola Nei Dan School del mio Maestro Flavio Daniele. Infatti partendo da una posizione di vuoto ci si radica a terra e si porta l'energia nel sincipite (questo ha come conseguenza il centralizzarsi nel Dan Tien) e qui si riassume il concetto di "dal Wu Ji nasce il Tai Ji", questo è l'inizio e la fine, la causa scatenante e lo scopo della pratica degli otto principi.

Questo mio parere è sintetizzato e quindi potrebbe non essere espresso correttamente, lasciando spazio a fraintendimenti. Se qualcuno non fosse daccordo con quanto espresso sarei felice se mi esponesse il suo pensiero.

 


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