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Per chi ama le Arti Marziali
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IL CONDIZIONAMENTO PDF  | Stampa |

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Per condizionamento si intende quel tipo di pratica atta ad un rafforzamento strutturale di ossa, tendini, muscoli profondi e superficiali e nervi. Questo tipo di lavoro è fondamentale sia dal punto di vista pratico, per non sentire dolore al primo contatto con un avversario in combattimento, un tipico esempio è osservare un incontro di un qualsiasi sport da ring a contatto pieno, ma anche solo per raggiungere un maggior livello di tonicità fisica, basti pensare a quante volte ci è mai capitato di urtare una tibia contro una sedia piuttosto che incappare in uno spigolo con il classico gomito: che dolore!

Ecco perché è importante, attraverso specifici esercizi a piedi fissi, in movimento, in coppia o semplicemente da soli condizionare braccia, gambe e tronco partendo dal semplice massaggiare e sfregare zone più o meno ampie, portando quindi inizialmente ad una maggior propriocezione della zona interessata, fino ad arrivare a colpirle con tutti gli arti e le diverse tipologie (palmo-dorso-taglio della mano e pianta-collo-taglio del piede) le varie fascie interessate (avambracci-braccia, fianchi, coscie e polpacci) per rinforzarli. Ovviamente non trattandosi di autolesionismo si partirà gradualmente e si aumenterà l’ intensità e la durata della pratica proporzionalmente al proprio livello personale, per raggiungere quello che dai maestri viene definito “sbarra di acciaio avvolta nel cotone” , ovvero sviluppare un interno forte e tonico (yang) ma che supporti un esterno morbido ed elastico (yin).

Barra Luca

 

 

 

 
Il giusto equilibrio nella pratica PDF  | Stampa |

"Il wu ji è lo stato naturale in cui ci si trova prima di cominciare a praticare arti marziali. La mente è senza pensieri; l'intenzione è priva d'azione; gli occhi non mettono a fuoco; le mani e i piedi sono fermi; il corpo non si muove; lo yin e lo yang non sono ancora divisi; la luce e l'oscurità non sono ancora state separate; il qi è unico e indifferenziato. L'uomo è nato fra cielo e terra, e la sua natura comprende sia lo yin che lo yang. Il suo qi primordiale è unico e indifferenziato. Il desiderio, tuttavia, offusca la mente dell'uomo, dando origine a un qi impuro e ad un uso scorretto della forza. Di conseguenza, se uno non sa come sviluppare il Sè internamente pur nutrendo il Sè esternamente, ci sarà squilibrio fra yin e yang, e l'interno e l'esterno rimarranno divisi. Quando lo yang raggiunge il limite, sorge lo yin. Quando lo yin giunge all'estremo, il corpo è allo stremo delle forze. A questo punto, non c'è più nulla da fare per l'individuo."

Questo breve estratto dal libro "Tai Ji Quan" di Sun Lu Tang spiega in maniera chiara e precisa in quale maniera deve essere equilibrata la pratica. Esaminiamo pezzo per pezzo il breve brano:

"Il wu ji è lo stato naturale in cui ci si trova prima di cominciare a praticare arti marziali."

Il termine Wu Ji significa 'vuoto primigeneo' ed è quello stato naturale in cui vivono i bambini molto piccoli (fino ai 3 anni circa) senza tensioni superflue sia fisiche sia mentali, il bambino piccolo vive nel qui e ora e non focalizza quello che sarà, caratteristica tipica anche degli animali, ad esempio un gatto su un cornicione non pensa quanto male può farsi cadendo e così è in grado di passeggiare su un cornicione anche ad altezze enormi. Questo stato naturale si richiede di raggiungere prima di iniziare la pratica delle arti marziali, sia che intendiamo la forma, il tui shou o il combattimento libero.

"La mente è senza pensieri; l'intenzione è priva d'azione; gli occhi non mettono a fuoco; le mani e i piedi sono fermi; il corpo non si muove; lo yin e lo yang non sono ancora divisi; la luce e l'oscurità non sono ancora state separate; il qi è unico e indifferenziato."

Queste sono le caratteristiche che contraddistinguono il Wu Ji, insomma si richiede di fare il vuoto in tutto sia nel corpo, sia nella mente sia nell'energia. Ovviamente c'è una gerarchia, creando il vuoto fisico (la causa scatenante è un corretto allineamento strutturale) si arriva ad un unità di yin e yang, l'energia si unifica e così non c'è azione nell'intenzione (non si vuole fare permettendo così di fare la cosa giusta al momento giusto, perchè si è in uno stato di equilibrio dell'intenzione) questo permette di avere una mente senza pensieri, quindi di evitare quel paradosso occidentale che si può riassumere nel "cogito ergo sum" di cartesiana memoria, in maniera tale di raggiungere un vuoto mentale che permette di estendere le proprie percezioni e come dice il mio Maestro Flavio Daniele diventare pura percezione.

"L'uomo è nato fra cielo e terra, e la sua natura comprende sia lo yin che lo yang. Il suo qi primordiale è unico e indifferenziato. Il desiderio, tuttavia, offusca la mente dell'uomo, dando origine a un qi impuro e ad un uso scorretto della forza."

Quando Sun Lu Tang dice che "L'uomo è nato fra cielo e terra" intende che grazie alla nostra capacità di stare eretti (ovvero i piedi toccano terra ma la testa si estende verso il cielo) siamo soggetti ad una dualità naturale che ci permette di essere un unità (interno ed esterno hanno ugual importanza), e qui entra in gioco il nostro primo nemico, ovvero il desiderio (nemico che si ritrova in molte filosofie e religioni) che offusca la mente attraverso delle false verità, che ci porta a sviluppare solo la parte fisica in maniera grezza e superficiale e questo porta ad un uso scorretto della forza.

"Di conseguenza, se uno non sa come sviluppare il Sè internamente pur nutrendo il Sè esternamente, ci sarà squilibrio fra yin e yang, e l'interno e l'esterno rimarranno divisi"

In questo passaggio il Maestro Lu Tang spiega che l'unico modo per invertire questo errato metodo (causato dal desiderio) è la coltivazione dell'interno (attraverso il nei gong=lavoro interno) altrimenti ci sarà sempre più squilibrio tra l'interno e l'esterno e questo farà si che sia impossibile raggiungere quell'unificazione del qi necessaria per ritornare al wu ji.

"Quando lo yang raggiunge il limite, sorge lo yin. Quando lo yin giunge all'estremo, il corpo è allo stremo delle forze. A questo punto, non c'è più nulla da fare per l'individuo."

Con questa frase il Maestro Sun vuole far capire qual'è il pericolo di una pratica non equilibrata, ovvero una progressiva perdita di forza (raggiunto il culmine, quindi si ha una fase di miglioramente iniziale destinata a scemare) che causa indebolimento fisico che porta progressivamente ad una morte prematura.

Io posso solo dire che quando ho letto queste poche righe da me appena interpretate il mio pensiero è stato "non avrei potuto spiegarlo meglio".

Se qualcuno trovasse delle inesattezze o degli errori gli sarei davvero grato se me le comunicasse.

Sammarco Francesco

 


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