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Per chi ama le Arti Marziali
Articoli
Pieno e vuoto PDF  | Stampa |

Spesso nelle arti marziali si sente usare il concetto bipolare di pieno e vuoto, gli stili cosiddetti interni ne hanno fatto un caposaldo mentre stili come il karate shotokan annoverano addirittura questa terminologia nei 20 principi di G. Funakoshi (per la precisione il 14° principio recita: nel combattimento devi saper padroneggiare il Pieno e il Vuoto).
Questo dovrebbe far capire quanto questo dualismo sia importante per la pratica.

Va detto che questo concetto ha tolto il sonno a molti praticanti, ha riempito le bocche di molti pseudomaestri e ha portato fuori strada molti ignari allievi in quanto per la maggior parte delle volte viene frainteso.

Il pieno e il vuoto esattamente come il bianco e il nero rappresentano due estremità, e come tali implicitamente aprono la strada all'esistenza di una variegata scala di grigi. Sono proprio questi grigi l'anima e l'essenza del concetto, in quanto come cartine tornasole fungono da strumento per comprendere il proprio livello, e cosa ancora più importante bisogna comprendere che per passare da pieno a vuoto dobbiamo togliere qualcosa (che però possediamo) o per passare da vuoto a pieno bisogna mettere qualcosa che possediamo.
In parole povere se la pratica richiede di comprendere come togliere la forza fisica a favore della forza interna è OBBLIGATORIO possedere forza fisica, altrimenti cosa tolgo? Se per esempio ci viene richiesto di togliere la struttura per portare l'intenzione nel dan tien (allo scopo di scioglierlo) questo implica l'aver costruito la struttura. La complessità che si cela dietro questa terminologia è al tempo stesso la sua forza, perchè porta inevitabilmente alla comprensione che tutto nella pratica provoca una percentuale di pieno e di vuoto: le posizioni, il rilassamento, la disposizione del baricentro, il qi accumulato...tutto.
Ma poniamoci una domanda, la comprensione del pieno e del vuoto può renderci invincibili al punto da porci seghe mentali tali da farci perdere anni del nostro tempo nella pratica? Ovviamente la risposta è no! In quanto la comprensione è per sua natura mutevole ergo è davvero stupido allenare pieno e vuoto, non si può fare per definizione, in quanto se mi alleno è perchè non ho compreso, mentre se ho compreso non ha più senso allenare un concetto.
Quindi per comprendere il pieno e il vuoto bisogna smettere di volerlo comprendere, bisogna semplicemente allenarsi con un buon maestro e i risultati arriveranno, senza volere che arrivino (questo punto non implica lo spegegnere il cervello sia chiaro, ma solo ridurre il desiderio).
Questo punto focale di non forzare la mente riempiendola di continue e stupide domande permette alla mente stessa di svuotarsi (fare vuoto) per permette alla comprensione dettata dal corpo di farvi breccia e riempire la mente del concetto e il corpo della sua efficacia. Mentre per il pieno l'efficacia è palese va detto che anche il vuoto ingloba la sua efficacia, dettata dalle conseguenze che il "vuotare" provoca, immaginiamo di togliere la pressione esterna (come può essere il corpo di un essere umano nello spazio) ad una persona, il risultato è che il soggetto esploderà!

Questo è il modus operandi che va adottato su tutti i capisaldi delle arti interne: pieno e vuoto, yin e yang, Yi-Qi-Li, Fang Song e chi più ne ha più ne metta.
Non ci si allena per ottenere risultati derivanti dalla comprensione di un principio, come non ci si allena per diventare più forti o men che meno per avere degli allievi a cui insegnare (così da avere un ritorno economico); ci si allena solo perchè ci diverte e ci fa star bene, diversamente l'approccio alla pratica non sarà sincero, e la predisposizione mentale non sarà pronta per la comprensione...in parole povere butteremo via del tempo se il nostro scopo sarà l'alchimia interna.

 
La schiena gemma preziosa e nascosta della pratica interna PDF  | Stampa |

Ripensavo ai primi stage fatti con i M° Xu e Daniele ormai nel 2007/2008 e ricordo chiaramente come spessissimo ci veniva detto che la gran parte della forza generata dal corpo nell'uso del lavoro interno arrivasse dalla schiena e dai glutei. E ai tempi mi chiedevo "ma se è uno stile interno perchè porre l'attenzione sulla schiena che è una zona esterna del corpo?", inoltre leggevo i classici del Tai Chi nei quali si faceva spesso riferimento ad avere la schiena come il guscio della tartaruga (vedere le immagini per notare la similitudine fisica e non una pura immagine mentale).
Passano gli anni, si accumulano gli stage e le nozioni apprese da quelli che ora posso considerare i miei Maestri (m maiuscola voluta), e le risposte arrivano. Chiarificatore in ogni sua sfumatura è stato uno stage di Nei Gong svoltosi lo scorso 8 aprile 2017 a Pinerolo presso la palestra Arte e Sport. In tale stage il M° Flavio Daniele ha spiegato per filo e per segno come attraverso la respirazione inversa è possibile attivare la schiena fino al livello delle scapole, mentre l'apertura delle anche lascia scivolare la pressione interna verso il basso fin sotto la pianta dei piedi (famoso radicamento) causando automaticamente "il sollevamento dell'ano" come menzionato nei classici, ma cosa ancora più importante lega indissolubilmente i glutei al resto della schiena (in Nei Dan si usa dire "riempire i reni"). Così si forma quel famoso "guscio", e fino a qui è "facile" perchè attraverso il paradigma li-qi-yi abbiamo insegnato alla nostra intenzione qual'è il percorso per attivare queste qualità fisiche, ora inizia la parte difficile: invertire il processo e attraverso l'intenzione attivare e far "pulsare" la schiena in maniera consapevole, precisa e potente.
Solo così si può iniziare a togliere forza dalla parte frontale del corpo per farla scaturire dalla parta posteriore e veicolarla lungo le braccia.
A questo punto si concretizza un ostacolo, davvero non facile da superare, ovvero come veicolare questa forza della schiena lungo le braccia in modo da poterla usare per colpire, tirare, strattonare e spingere. La risposta nella sua semplicità teorica (ma di difficile applicazione pratica) risiede nella giusta iterazione tra scapola e omero. Ovvero la scapola deve solo scampanare, scivolando dal centro della schiena (nel punto che prima abbiamo raggiunto attraverso la respirazione inversa) verso la zona delle ascelle e viceversa. Quest'ultimo movimento innesca una rotazione dell'omero sul suo asse e riceve una spinta/trazione dello stesso allontanandolo o avvicinandolo in funziona del movimento della scapola. Riflettendo su quest'ultima nozione si può capire perchè nelle arti interne di matrice cinese si porti l'intenzione solo fino al gomito e non si parli mai di mano, in quanto se alleniamo questo modo di muoverci otteniamo un flusso di forza che arriva naturalmente alla mano anche se l'intenzione è posta solo fino al gomito. Tutto questo deve essere allenato con l'ausilio dell'attenzione e genera un notevole cambiamento del tipo di forza applicata, ma cosa più importante ci porta nel mondo del' AN JIN ovvero la forza nascosta, primo vero punto di svolta nell'alchimia interna a scopo marziale (e non solo). Da questa serie di informazioni si può facilmente intuire perchè ho definito la schiena come una gemma preziosa, in quanto se non c'è un lavoro dedicato a questo percorso muscolare difficilmente si troveranno dei riscontri pratici dallo studio delle arti marziali interne. Inoltre l'ho definita nascosta perchè la gente che segue Maestri famosi raramente guarda la schiena, si tende ad osservare le mani e i piedi così si ricade nel classico errore di guardare il dito che indica la luna.

 


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