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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.

Per chi ama le Arti Marziali
Articoli

Gli articoli dei membri della Nei Dan School!



Chen Fake PDF Stampa E-mail

Il celebre maestro Taiji Chen Fake (1887-1957) nacque e crebbe nel villaggio della famiglia Chen della contea di Wen, nella provincia di Henan. Fu il portabandiera della diciassettesima generazione dello stile Chen del Taiji Quan. Il suo bisnonno era Chen Changxing, il celebre maestro di Chen Taiji Quan. Il nonno e il padre Genyun Chen Chen Yangxi erano stati anch’essi affermati maestri di Taiji Quan. Da bambino Fake era molto viziato e, a causa della non buona alimentazione, aveva sviluppato una certa malattia allo stomaco che lo manteneva costantemente in cattiva salute. All’età di 14 anni fu introdotto allo studio del Taiji Quan. Chen Fake iniziò a lavorare duro, praticando la forma per diverse ore al giorno, ogni giorno. Dopo alcuni anni di formazione, guarì dal suo problema allo stomaco e divenne molto forte. Aveva tremendamente migliorato la sua abilità nel Taiji Quan, tuttavia non era ancora soddisfatto dei risultati e continuò a lavorare duramente sotto la guida severa di suo padre. Alla fine raggiunse un altissimo livello di abilità: la sua energia interiore era forte, la sua mente era libera e anche la sua tecnica Tui Shou (push hands) aveva raggiunto l’apice della perfezione. Tutti i maestri, della sua famiglia ma anche esterni a essa, avevano difficoltà a sostenere un confronto con lui. Chen Fake guadagnò la propria fama dopo aver sconfitto diversi istruttori di arti marziali dell’esercito di Hang Fuqiu, signore della guerra. Nel 1928, al fine di diffondere lo stile Chen Taiji Quan, Chen Fake prese parte a sfide aperte a Pechino. Dopo aver sconfitto tutti gli avversari diventò un maestro rinomato, e da quel momento fu chiamato “il miglior maestro Taiji”. Da allora in poi, il vero Gong Fu dello stile Chen del Taiji Quan iniziò a essere riconosciuto e rispettato dal mondo esterno. Per condividere questa arte marziale con chiunque, il Gran Maestro Fake fondò il Zhongzhou Institute a Pechino. Prima di allora, il Taiji Quan stile Chen era stato insegnato solo in modo segreto, coltivato nella famiglia Chen e praticato solo in una piccola regione della Cina. L’insegnamento del Grande Maestro Chen Fake cambiò questa tradizione, mettendo questa arte marziale a disposizione del mondo esterno, iniziando una nuova era nello sviluppo del Taiji Quan stile Chen. Fu questa la seconda pietra miliare nella storia del Taiji Quan della Cina. Il Gran Maestro Chen Fake non era solo molto abile nelle arti marziali, ma era anche un uomo di alta virtù. Nel corso della sua quasi trentennale carriera di insegnante a Pechino si confrontò con molti praticanti di arti marziali, ma raramente si fece dei nemici, e anzi ebbe molti amici all’interno della comunità pechinese di arti marziali. Per tutte questi ragioni Chen Fake fu soprannominato Shen Quan (il santo delle arti martiali).

Il Tai Chi Quan insegnato nella Liu He School discende da questo straordinario Maestro.

 
Le posizioni basse PDF Stampa E-mail

Sono (marzialmente) cresciuto sentendomi dire che per un principiante le posizioni basse sono la cosa migliore perchè rinforzano le gambe: prerequisito per un buon marzialista.Ora a distanza di tanti anni non mi reputo così convinto di questa affermazione, anzi sono un fautore del contrario. Le posizioni basse devono essere prerogativa di allievi non principianti.Il problema non stà tanto nel muscolo, quanto nell'articolazione del ginocchio perchè per ottenere posizioni basse si tende a piegare il ginocchio innaturalmente e col passare del tempo questo crea problemi di salute al'articolazione sopra menzionata.Prima si dovrebbe imparare ad affondare con l'anca, ovvero si scende nella postura perchè si rilassano i muscoli delle anche, questo permette a tutta la struttura di scendere senza sforzo e in maniera del tutto naturale. Un po come fanno i bambini molto piccoli.Ora e solo ora le posizioni basse hanno un senso di essere eseguite, ma ovviamente non vanno effettuate basse per bellezza estetica, ma come per l'esecuzione della forma con le armi si studia per aumentare la difficoltà del gesto e riuscire a rilassare sempre più i muscoli delle anche.Quindi la logica imporrebbe che si inizia con posizioni alte per apprendere tutti i principi fisici e con l'aumentare dell'abilità si scende sempre più e non il contrario.Conosco molta gente che ha avuto nel tempo problemi di diverso tipo alle ginocchia per questo motivo e si è vista costretta ad abbandonare la pratica per questioni di salute articolare.

 

La pratica marziale può e deve essere per la vita, altrimenti se si sacrifica la salute per un risultato immediato si rischia davvero tanto. Bisogna sempre ricordarsi che se si vuole poter combattere al meglio delle proprie capacità bisogna essere prima di tutto in buona salute, perchè iniziare già con degli acciacchi significa solo avantaggiare l'avversario/nemico.

 
Stage Pinerolo 25/04/2012 PDF Stampa E-mail

In data 25 aprile 2012 si è svolto a Pinerolo presso la palestra "Arte e Sport" uno stage di Nei Gong e Tai Chi Quan. I Maestri presenti erano ovviamente il Maestro George Xu e il Maestro Flavio Daniele con la partecipazione straordinaria del Maestro Wang Lian Fu, che è un profondo conoscitore del lignaggio Yang Ban Hou (di cui è ovviamente discendente). La lezione mattutina ha visto come argomento principale il Nei Gong dove i Maestri Xu e Wang si alternavano nell'insegnamento, mentre nel pomeriggio ci si è dedicati alle applicazioni marziali con lavori a coppie e Tui Shou. Sempre nel pomeriggio c'è stato tempo per le dimostrazioni di alcuni allievi della scuola "arte e sport" e dei Maestri Xu e Wang. Proprio quest'ultimo ha eseguito sia la forma di Yang Ban Hou che quella di Yang Jian Hou oltre che una forma di spada taoista, mentre il Maestro Xu ha eseguito e spiegato la prima sezione della forma Chen di 83 movimenti. Insomma è stata una giornata ricca d'insegnamenti e di preziosi consigli. Ringrazio il Maestro Flavio Daniele per i preziosi consigli di ieri e per aver portato in Italia i Maestri prima menzionati e la Maestra Giuliana Romanisio per l'organizzazione dello stage.

 
Colpire l'avversario con il proprio peso PDF Stampa E-mail

Uno dei principi dello Xin Yi Liu He Quan è "usare il peso per colpire il nemico", ovvero far si che la forza peso vada ad influire al momento dell'impatto.
Detto così sembra molto semplice ma per essere appreso in toto si necessita di riprogrammare il proprio sistema nervoso, attraverso il lavoro a coppie e il Tui Shou.
La prima difficoltà che si incontra è far si che non ci si contragga quando si entra in contatto con l'avversario e dobbiamo evitare di "voler fare", per consentire al corpo di "poter fare".
Un primo livello di utilizzo della forza peso è quello di colpire dall'alto verso il basso e anche qui ci sono dei sottolivelli
1. Il braccio cade
2. Il corpo cade
3. L'interno cade
Ovviamente quando l'interno sale il corpo sale e il braccio sale di conseguenza, quando l'interno cade allora il corpo cade e il braccio cade di conseguenza. Il termine corpo è sinonimo di tronco in questo contesto.
Il livello successivo è quello di aderire al nemico con la forza peso (ed il tui shou riveste un ruolo importantissimo), vediamo i sottolivelli:
1. Spingere dal centro: questo fa si che all'atto della spinta entri in gioco la forza peso (da evitare ogni tipo di contrazione nelle braccia e nelle spalle)
2. Opporsi con il proprio peso: quando subiamo la spinta avversaria non dobbiamo ne contrarci ne andare via, dobbiamo solo stare li (in maniera rilassata) e appoggiarci (senza sacrificare l'equilibrio) al nemico facendo si che lui senta la nostra forza peso cosicchè lui ci percepisce pesanti ma noi ci percepiamo leggeri.
Tutto quello che abbiamo visto ora va appreso a piedi fissi, successivamente le stesse cose vanno studiate in movimento.
Successivamente tutto questo va provato e testato in un contesto non collaborativo con difficoltà sempre crescente.
Sicuramente esistono molti altri livelli e modi per usare il peso ma questa è la mia conoscenza in materia e a questa mi attengo.

 
Atteggiamenti basilari nella arti marziali tradizionali PDF Stampa E-mail

Forza: Causa capace di modificare lo stato di quiete o di moto di un corpo (definizione dinamica di f.), ovvero causa capace di deformare un corpo.
Ogni f. è caratterizzata da una grandezza, una direzione, un verso e un punto di applicazione: si può quindi rappresentare una f. mediante un vettore applicato, e comporre vettorialmente due forze agenti sullo stesso corpo, secondo la regola del parallelogrammo, nella f. risultante (o semplicemente risultante).

Definizione della treccani

F. centrifuga

Locuzione che ha vari significati. a) F. di trascinamento quando il moto di trascinamento è rotatorio uniforme: detta m la massa del punto P in moto, ω la velocità angolare del moto di trascinamento, P* la proiezione di P sull’asse z della uniforme rotazione di trascinamento, essa vale mω2P*P. La f. centrifuga è conservativa; il potenziale, posto r=∣P*P∣, vale U=mω2r2/2+cost.; le superfici equipotenziali sono cilindri circolari coassiali a z. Il suo intervento (insieme al peso) spiega, per es., la forma a paraboloide di rotazione assunta, in condizioni di regime, dalla superficie libera di un liquido pesante contenuto in un recipiente in rotazione e dà ragione del metodo della centrifugazione per la separazione di particelle in sospensione in un liquido. b) Nel moto di un corpo su una traiettoria fissa, prestabilita (e realizzata mediante convenienti dispositivi vincolari: binario ecc.) è la componente della f. che il corpo esercita sul vincolo secondo la normale principale esterna alla traiettoria l. È uguale e di segno opposto alla f. centripeta che il vincolo esercita sul corpo. È la f. centrifuga che, per es., si manifesta sul sasso nella rotazione di una fionda, con una trazione dalla mano verso il sasso, tanto più intensa quanto maggiore è la velocità e minore è la lunghezza della funicella.


Semplificando la definizione possiamo dire:
La forza centrifuga è una forza apparente a cui ogni corpo è sottoposto quando è messo in rotazione,e causa uno spostamento verso l'esterno.


Ora sulla base di questa definizione proviamo a vedere di dare un senso a tanti piccoli atteggiamenti adottati nelle arti marziali tradizionali.

Iniziamo dall'inclinazione del corpo, immaginiamo di mettere in rotazione una sbarra di ferro perfettamente dritta , lo spostamento verso l'esterno causato dalla forza centrifuga sarà uniforme su tutta la superficie dell'oggetto. Ora immaginate di fare la stessa cosa su una barra leggermente inclinata (a forma di v per esempio)  , il risultato non è lo stesso. Inoltre mettiamo che questi due oggetti debbano anche restare in piedi, il primo fino a che rimarrà in movimento sarà in equilibrio, il secondo sarà il movimento stesso a causarne la perdita dell'equilibrio (complice anche la forza di gravità).
Bene ora immaginiamo che al posto della sbarra di ferro ci sia il nostro corpo, se perfettamente allineato e messo in rotazione causeremo solo forza di spinta verso l'esterno, se invece il nostro corpo non è perfettamente allineato e lo mettiamo in rotazione questo renderà il nostro equilibrio precario (limitando di molto la nostra potenzialità marziale).

Rendono bene l'idea le immagini qui sotto, dove si vede che Funakoshi (figlio) inarcua la zona lombare mentre Funakoshi (padre) no, ovvero nel primo caso il corpo su cui applichiamo la rotazione (causando così la forza centrifuga) non è correttamente allineato e quindi non riesce ad esprimere al massimo tale forza sul bersaglio, mentre nel secondo caso tutta la forza centrifuga espressa viene scaricata sul bersaglio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A questo punto sorge spontanea una domanda: ma se non riesco ad esprimere sul bersaglio tutta la forza centrifuga che il mio corpo messo in rotazione genera, dove va a finire questa forza?!
La risposta è semplice, nel punto di rottura dell'allineamento del nostro corpo, e nel caso specifico della foto nella zona lombare della spina dorsale.
La conclusione di questo primo e breve ragionamento è che se generiamo forza centrifuga ma non abbiamo allineato il corpo non solo non siamo efficaci, ma ci danneggiamo.

Ovviamente un pugno non è mai una carezza, ma eseguirlo correttamente porta dei risultati che rendono efficaci anche le persone meno dotate fisicamente. E' ovvio che una persona di 90 kili per 1 metro e ottanta d'altezza sarà sempre efficace (anche se facesse la suprema boxe del ricamo e del cucito), ma per una persona come me che pesa 60 kili per 1 metro e 70 d'altezza se tutto non è perfettamente calibrato rischia l'insuccesso.

Il ragionamento non è finito qui, perchè prima abbiamo detto "forza=causa capace di modificare lo stato di quiete o di moto di un corpo", quindi la forza centrifuga mette in moto il nostro corpo, allora perchè si necessità di spingere con il piede verso terra?! La risposta è: NON SI SPINGE CON IL PIEDE PER TERRA! Questo è uno di quegli errori che causano il disallineamento del corpo su cui applichiamo una rotazione causandone un punto di rottura in cui avviene una dissipazione della forza centrifuga generata. Tanto è vero che notando questa distinzione ci si può dare una risposta alla domanda abbastanza comune "perchè Funakoshi padre teneva il piede posteriore così aperto? se spingo in avanti con il piede dietro il piede non deve essere con la punta avanti a causa delle forze vettoriali?" (vedere foto sopra) bene la risposta è: non si spinge con la gamba dietro e non si tira con la gamba avanzata, è la forza centrifuga che ci mette in moto e che ci da la forza di colpire.Senza dimenticare un fattore, ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, quindi se noi applichiamo forza contro il terreno quest'ultimo ci restituira lo stesso quantitativo di forza che andrà a scaricarsi nella zona lombare se il corpo non è allineato. Quindi proprio per non incentivare questa spinta verso il terreno è propedeutico tenere il piede della gamba posteriore aperto e non diritto verso l'avversario. In maniera da imparare ad eseguire il gesto corretto senza cercare di compensare con atteggiamenti dannosi (se applicati nel contesto).
Inoltre in quanto appena detto possiamo capire che siccome la gamba posteriore non spinge conviene mantenerne la pianta completamente al suolo senza alzare il tallone, perchè in questo modo abbiamo una base d'appoggio con maggior superficie che teoricamentee dovrebbe garantire un maggior equilibrio.

Bene questo è il mio pensiero su alcuni atteggiamenti che si adottano nelle arti marziali tradizionali (tallone a terra, rotazione del busto, ecc.), dei veri capisaldi ma che quando si eseguono senza cognizione di causa sono solo dannosi e davvero inefficaci.

Ricapitolando, nella pratica marziale ad un livello base bisogna imparare a tirare il pugno solo grazie alla forza centrifuga che mettendo in movimento la nostra massa scarica la nostra forza peso sul nostro bersaglio (in maniera rilassata e decontratta).

In ultima analisi si capisce che è anche errato dire "gamba tesa" è più corretto dire "gamba distesa" perchè tendere la gamba è un atteggiamento attivo per la spinta della gamba posteriore, la gamba distesa è un effetto della rotazione attorno all'asse centrale del corpo. Nel caso della gamba tesa a lungo andare si possono creare danni all'articolazione della caviglia e del ginocchio nel caso della gamba distesa (a causa della rotazione) questo non avviene.

Insomma la forza centrifuga è l'input iniziale che scatena tutto ma se l'input è errato il risultato non sarà quello che ci aspettiamo.

Vorrei solo precisare che ho usato foto di due karateka non per accanirmi sul karate (arte che ho praticato e che mi è rimasta nel cuore) ma perchè erano le prime foto che ho trovato e che si prestavano al mio ragionamento per fare dei paragoni, anche perchè le problematiche da me segnalate sono patrimonio comune di quasi tutto il panorama tradizionale marziale italiano (in base a quello che ho sentito e letto in giro) non solo del karate shotokan.

Per concludere è vero come diceva Funakoshi che "lo spirito è più importante della tecnica", ma a parità di spirito combattivo vince (oltre al fattore fortuna) chi ha un lavoro corporeo migliore!

 


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