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Disclaimer:

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.

Per chi ama le Arti Marziali
Articoli

Gli articoli dei membri della Nei Dan School!



Gli otto cancelli, o Pa-Men PDF Stampa E-mail

Gli otto cancelli del Tai Chi Chuan sono parare, ritirarsi ruotando, premere, spingere, tirare in basso, dividere, colpo di gomito e colpo di spalla.

1 - Peng o parare: Per parare la forza dell'avversario accettala e cambia la sua direzione portandola verso l'alto. Non permettere alla sua forza di avvicinarsi troppo al tuo corpo. La posizione usata si chiama Peng, ovvro parare.
Peng è come l'acqua che sostiene una barca in movimento.
Prima si deve fare affondare il Qi nel Tan-Tien, poi tenere la testa sollevata come se fosse sospesa dall'alto.
L'intero corpo deve essere pieno di energia elastica, l'aprire e il chiudere avvengono in un istante.
Anche se viene applicata una forza di 400 chili sarà facile espandersi senza difficoltà.

2 - Lu, o ritirarsi ruotando: Lascia entrare l'avversario; poi ruota con la sua forza. Non resistere e non perdere contatto. Devi diventare leggero ed agile. Lascia che la sua forza sia spinta fino al massimo; si esaurirà.
Quando la sua forza si è così svuotata, puoi farlo cadere o svuotarlo a piacimento. Mantieni comunque il tuo equilibrio senza lasciare all'avvrsario la possibilità di prendere un vantaggio.

3 - Chi o premere: Niente è più debole dell'acqua. Ma quando aggredisce qualcosa di duro e resistnte, niente la fronteggia e niente può cambiare la sua strada. Vi sono due modi per applicare Chi. Il metodo diretto è con l'intenzione, 'aprire e chiudere' in un solo momento. Il metodo indiretto è di impiegare la forza di reazione. Come una palla di gomma che colpisce un muro e rimbalza, o una moneta gettata su di un tamburo.
Fai in modo che l'avversario sia come quella moneta, che rimbalza via con un suono tintinnante.

4 - An, o spingere: An è come la forza dell'acqua di un fiume. Essa fluisce dolcemente. Ma come è grande la forza al suo interno! La corrente furiosa è difficile da fermare, avvolge le rocce più alte con un'ondata, ed entra per riempire le caverne più profonde. L'acqua supera ogni cosa.

5 - Tsai, o tirare verso il basso: il tirare verso il basso è come il piatto di una bilancia. Può esservi un peso leggero o uno pesante. La forza del tuo partner può essere di 400 chili, ma la tua di 150 grammi può vincerla. Come può accadere ciò? La risposta stà nella legge della leva. Aumenta la distanza dal fulcro e potrai mantenere l'equilibrio.


6 - Lieh, o dividere: Lieh è come una ruota, che gira vorticosamente su se stessa. Ma ti scaraventerà lontano se ti avvicini troppo. Lieh è come un gorgo dalle avvolgenti onde. Sii attento, perchè la corrente a spirale ti farà cadere senza esitazione.

7 - Chou o colpo di gomito: Il cerchio all'interno del quadrato genera i cinque elementi. Ma ciò che importa è differenziare lo Yin e lo Yang, il sopra dal sotto e saper distinguere fra pieno e vuoto. Quando fra i gomiti e i pugni vi è collegamento essi diventano innarrestabili.
I pugni si schiudono come un fiore e i loro colpi diventano particolarmente terribili. Quando si capiscono bene Lu, Chi, An, Tsai, Lieh e Peng l'uso funzionale di Chou diventa illimitato.

8 - Kao, o colpo di spalla: Il metodo di Kao si divide nelle tecniche di spalla e di schiena. All'interno delle tecniche di spalla vi è un po di schiena. Così, usa la tecnica di spalla nella posizione volo in diagonale, ma ricorda la schiena. E, se si è tempestivi, al momento giusto la tecnica esploderà come una roccia che fracassa un'altra roccia. Sii attento, tutto è perduto senza l'equilibrio.

 
L'importanza di sperimentare PDF Stampa E-mail

Nelle arti marziali tradizionali è importantissimo sperimentare tutto quello che ci viene insegnato, perchè per far si che un principio o anche semplicemente un gesto ci funzioni nella vita di tutti i giorni, dobbiamo sapere (nel più profondo di noi stessi fin nella carne) che funziona, altrimenti avremo sempre una paura inconscia che ci renderà inefficaci.

Sperimentare è la prima regola, mi disse una volta il mio Maestro, altrimenti non c'è comprensione (aggiungo io). Chi non sperimenta generalmente lo fa per due motivi:

1. Non vuole perdere tempo e vuole la pappa pronta (perchè ha pagato il corso), questi non sono marzialisti e quindi con questo atteggiamento non otterranno mai niente

2. Paura di vedere che quello che si è imparato non funziona.

Prendendo in considerazione la seconda opzione si può facilmente capire che si è all'inizio della pratica, quando ancora la nostra arte è allo stato embrionale e 3 sono le opzioni:

1. Smettere perchè realizzo che non funziona quello che faccio (non capendo che è solo l'approccio che è errato e non l'arte)

2. Sperimento è miglioro il mio modo di esprimere l'arte, continuando nella ricerca con soddisfazione (rendendo la pratica divertente, perchè la vivo)

3. Continuo a fare come ho sempre fatto e rendendo l'arte una banale routine di esercizi

Escludendo il primo punto (che è la causa maggiore di chi smette la pratica)  si può dire che non c'è molta differenza tra il secondo e il terzo punto, perchè se si trova un buon Maestro generalmente gli insegnamenti ricevuti saranno validi. Ma una differenza sostanziale permane, ovvero il non aver dimostrato a se stessi che quello che si sa è valido e senza questa dimostrazione alla neocorteccia (parte pensante del cervello, l'IO egocentrico e smisurato) non riusciremo ad imprimere nella carne tali insegnamenti, rendendo vano il lavoro svolto nel momento del bisogno.

Attenzione che sperimentare e andare nella strada giusta significa semplicemente confermare la sapienza trasmessa a noi da generazioni di Maestri.

 

 
Tempismo e distanza PDF Stampa E-mail

Scelta del tempo e della distanza

Essendo il confronto marziale una cosa che si svolge contro una o più persone è innegabile che questi due fattori sono importantissimi. A prescindere dalla tecnica, dal lavoro interno, dai principi, questi due fattori sono essenziali per ottenere il minimo risultato con il minimo sforzo. Un esempio che ripete il Maestro Xu al riguardo é "anche la leonessa se sbaglia a saltare sulla zebra si prende un calcio sui denti e non mangia più".
Quindi non si deve pensare a questi due fattori come trascurabili, altrimenti si può essere il miglior praticante di Arti Marziali del mondo ma non si è in grado di applicare in un contesto non collaborativo quanto appreso nel tempo.
Per affinare l'uso di tali fattori gli esercizi si sprecano, ma la prova del nove rimane sempre un confronto non collaborativo con una o più persone. Ovviamente le casistiche sono così variegate che bisogna provare varianti diverse (persone diverse) con numeri diversi (1 contro 1, 1 contro N) aumentando progressivamente la difficoltà dell'esercizio.
Tenendo ben presente che se non ci si allena per vincere un confronto sportivo è meglio non usare protezioni (a meno che non ci si comporta come se non ci fossero, senza cadere nell'errore di giocare a chi è più macho) a causa del fatto che tali protezioni sfalsano la distanza e gli automatismi. Esempio se ci si allena per sviluppare tempismo e distanza ma con i guantoni del pugilato c'è il pericolo di mantenere una guardia ad apertura guantoni e quando ci si difenderà senza guantoni tale guardia avrà un bel varco centrale con il pericolo di far passare un colpo dove generalmente il guantone blocca. Ovviamente le protezioni se usate con criterio sono la soluzione migliore, ma all'inizio quando si è privi di esperienza si corre il rischio di toppare clamorosamente nell'intento di difendersi. Nel mondo delle arti marziali invece troppo spesso questo aspetto viene trascurato, senza rendersi conto che questo è ciò che succede quando nei classici si dice che dal Wu Ji (o vuoto primigeneo) nascono lo Yin e lo Yang (o almeno questa è una sua parziale interpretazione, perchè vuol dire molto di più) in fondo il tempismo è la parte Yin e la distanza la parte Yang di questo aspetto del combattimento. Allora quando sono riuscito ad arrivare alla distanza corretta con il tempismo corretto (con le giuste angolazioni dettate dalla situazione) riesco a realizzare il concetto del "massimo risultato con il minimo sforzo".

 

Wikipedia dice:

Il tempo nell'ingegneria e nella fisica applicata

In Fisica, il tempo è definito come distanza tra gli eventi calcolata nelle coordinate spaziotemporali quadridimensionali. La relatività speciale mostrò che il tempo non può essere compreso se non come una parte del cronotopo (altra parola per definire lo spaziotempo, una combinazione di spazio e tempo). La distanza tra gli eventi dipende dalla velocità relativa dell'osservatore rispetto ad essi. La Relatività Generale modificò ulteriormente la nozione di tempo introducendo l'idea di uno spazio-tempo capace di curvarsi in presenza di campi gravitazionali. Un'importante unità di misura del tempo in fisica teorica è il tempo di Planck (si veda unità di Planck per i dettagli).

 

In seguito a questa definizione possiamo capire anche che il tempo e la distanza sono lo Yin e lo Yang di questo aspetto dell'universo, cioè uno è la faccia opposta della stessa medaglia rispetto all'altro fattore. Inoltre con tale definizione immettiamo un terzo fattore che influisce sulla nostra capacità di coprire una determinata distanza in un tempo ottimale e questo è: il campo gravitazionale "terrestre". Che possiamo definire così:

 

Il campo gravitazionale terrestre è un fenomeno naturale presente sulla Terra, per il quale il pianeta esercita un'attrazione sui corpi che si manifesta attraverso il peso. La forza attrattiva del nostro pianeta, rispetto ad un altro corpo, deriva dalla sua massa e dalla distanza, secondo la legge universale di Newton.

 

Questo spiega anche il perchè è importante mantenere sempre un assetto corporeo preciso "sedere sospeso e testa come appesa per un filo" dicono i classici al riguardo, che tradotto in un linguaggio occidentale significa, uno studio approfondito su una corretta postura. Ed ecco che capiamo perchè ad esempio in Nei Dan School (e quindi di riflesso in Liu He School) lo studio della postura/struttura è la base di tutto. Per approfondire bene tali temi consiglio di leggere i libri del mio Maestro Flavio Daniele, tale postura che influisce positivamente su tempismo e distanza è considerata Wu Ji o vuoto primigeneo (argomento già trattato in un vecchio articolo).

 

Come sempre questi sono solo i miei pensieri e chiunque voglia scrivermi un commento (positivo ma soprattutto negativo) al riguardo (se espresso in maniera pacata ed educata) lo vedrà pubblicato.

 

 
La forma come strumento didattico PDF Stampa E-mail

La forma come strumento didattico

Chiunque abbia praticato anche solo per un anno un'arte cosiddetta tradizionale si sarà imbattuto nella pratica della forma (kata in giapponese e taolu in cinese).
Nella migliore delle ipotesi agli allievi viene detto fai e poi capirai, o nella peggiore delle ipotesi fai perchè si è sempre fatto. Bhe questo atteggiamento ha portato ad una grande confusione su tale pratica.
Non sono pochi quelli che anche dopo anni e anni di pratica si chiedono (anche se non lo ammetteranno mai) a cosa cavolo serve (e non solo tra gli allievi).
Bene alcune tra le più frequenti risposte sono:
1. Serve per fare il gesto tecnico perfetto
2. Serve per confrontarsi a livello tecnico
3. Serve per tramandare il bagaglio tecnico di generazione in generazione
4. Serve perchè il Maestro "taldeitali" ha detto che è l'essenza dell'arte


E ora alcune delle obiezioni (anche fondate) che ho sentito dare a tali risposte
1. Ma il gesto tecnico perfetto non è realizzabile quindi butti via tempo
2. Ma il confronto tra arti che si definiscono marziali non dovrebbe essere il combattimento?! Poi se è un arte e l'esecuzione della forma è la massima espressione dell'arte stessa come si può dare un giudizio su un qualcosa che è un interpretazione personale (altrimenti non sarebbe arte), al massimo per farlo bisognerebbe standardizzare l'arte e facendo ciò si ucciderebbe lo spirito artistico degli artisti marziali stessi. Cercare di giudicare con dei voti dei buoi praticanti di arti marziali è come dare un voto a Giotto e a Picasso, come si fa?
3. Ma se serve a tramandare il bagaglio tecnico allora perchè si studiano le singole tecniche? Si fa il lavoro due volte?
4. Se per questo anche Hitler diceva che la pulizia etnica era cosa buona e giusta. A me non pare proprio.

Bene dopo qualche anno di pratica, dopo aver sentito anche parecchie opinioni al riguardo una piccola idea me la sono fatta e alla domanda "A cosa servono le forme?" io do la seguente risposta:
per come la eseguono i più assolutamente a nulla. Quando la si esegue con criterio e non come un mero esercizio formale e ripetitivo i benefici possono essere molteplici e relativi al proprio livello di pratica, ad esempio
1. se si è all'inizio della pratica è un ottimo strumento per la coordinazione motoria.
2. se si eseguono le posture basse ma rispettando la biomeccanica allora si rinforzano le gambe senza gravare sulle articolazioni
3. ad un livello medio lo studio della forma permette se eseguita lenta di far sviluppare una maggior consapevolezza di se nello spazio.
4. sempre ad un livello intermedio è lo strumento ideale per trasformare la respirazione in un qualcosa di utile per generare movimento ed influire a livello globale sull'arte.
5. ad un livello avanzato lo studio della forma serve per cercare di rendere ogni gesto sferico (all'apparenza rotondo, ma nella realtà è sferico perchè esattamente come una sfera bisogna mantenere una pressione interna adeguata allo scopo della pratica) e quando parlo di gesto sferico intendo anche e soprattutto nel passaggio da un gesto all'altro.


Bene questa è la mia idea di utilità della forma, basata sulla mia esperienza, e come tale diventa uno strumento importante ma che va modulata in tempistiche di esecuzione in base al livello stesso di pratica, quando si è dei principianti è meglio non dedicare tutto il proprio tempo alla forma e magari togliersi un po di condizionamento mentale (spesso errato) con del sano combattimento.

 
Il contatto PDF Stampa E-mail

ABITUARSI AL CONTATTO

L'Arte Marziale mira al portare a casa la pellaccia nel caso in cui si debba arrivare a combattere, e partendo da questo presupposto si può capire che l'abituarsi al contatto (possono nascere mille interpretazioni per questa parola) è fondamentale.
Il contesto di questo articolo è quello dell'impatto tra due masse, e quindi il contatto in questo caso si riferisce al saper dare (e "ricevere") percussioni. Lo Xin Yi Liu He Quan ha tutto un arsenale di esercizi che possono essere eseguiti a coppia o da solo (in coppia con un alberello).
La disamina di questi esercizi non è l'oggetto principale di questa riflessione (scritta) e quindi non mi cimenterò a spiegarli, si sappia che esistono esercizi per imparare a colpire con tutte le parti del corpo, unica eccezzione è data per la testata (che conviene allenare su un sacco non troppo duro).
E' inconcepibile sperare di iniziare un percorso marziale serio senza affrontare questo argomento, perchè è di vitale importanza per togliersi determinati preconcetti causati da film, fumetti e leggende metropolitane. Quindi anche lo studio della forma all'inizio non deve ricoprire tutto il tempo della lezione a mio avviso.
Avere un contatto (più o meno violento) con un altra persona permette di capire che non si è vincolati solo all'uso di calci e pugni ma si inizia ad apprezzare seriamente l'uso della testata e della spallata, si comprende nel corpo come è facile e naturale passare successivamente alle proiezioni o leve (corpo a corpo). Tutto questo non può essere compreso se non attraverso la pratica (sempre supportata da una corretta teoria). Ora chi a frequentato stage di Maestri di alto livello non sempre riesce a cogliere questa parte dell'allenamento, questo è dato dal fatto che i grandi Maestri difficilmente prendono in considerazione l'ipotesi di insegnarti tutto dall'inizio, anche perchè (soprattutto nelle arti marziali cinesi) i gruppi di pratica sono molto eterogenei e quindi chi segue il Maestro in questione da tanti anni si troverebbe a fare sempre cose da scuola elementare e non da scuola superiore o nelle migliori delle ipotesi a livello universitario. Come dico sempre lo studio dell'arte marziale è un percorso personale e stà a noi riuscire a incasellare tutti i pezzi del puzzle, tanto e vero che i primi anni di pratica sono spesso solo utili a imparare a guardarsi intorno nel panorama marziale. Insomma come tutte le cose il contatto (anche violento) ad inizio pratica (3/4 anni) è cosa buona e giusta ma poi bisogna piano piano ambire a qualcosa di più raffinato, senza trascurare le basi.

 


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