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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.

Per chi ama le Arti Marziali
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Gli articoli dei membri della Nei Dan School!



Il falso buonismo nelle arti marziali PDF Stampa E-mail

Troppo spesso si sente nel mondo delle arti marziali di gente che tiene corsi di morale più che di arte marziale questo è secondo il mio modesto parere una cosa errata, perchè troppo spesso si dimentica che se la gente non è violenta perchè non sa combattere (quindi ha paura) questo diventa falso perbenismo che svanisce al primo attacco di panico. Scegliere di non essere violenti nel caso in cui si è in grado di reggere un confronto allora è essere persone buone. Questo è il paradosso, la gente che insegna la morale in palestra in realtà non rende i propria allievi persone migliori, li illude solo. L'arte marziale insegna come comportarsi dopo che si è imparato a gestire un confronto. Esempio: se subisco un aggressione e scappo perchè non so difendermi non è essere buono, equivale a essere impreparato, mentre se io rifiuto lo scontro anche quando sono sicuro che potrei avere la meglio facilmente allora ho scelto di essere buono. Si è buoni per scelta e non perchè si ha paura: questo insegna l'arte marziale.

 
La guardia nelle arti marziali tradizionali PDF Stampa E-mail

La guardia nelle arti marziali tradizionali (AMT):
Nelle arti marziali tradizionali si tende ad avere una guardia molto diversa dallo stampo di tipo pugilistico adottato negli sport da combattimento (SDC). Ciò non vuol dire che una è meno funzionale dell'altra, anzi siccome mirano ad obbiettivi diversi sono l'ottimale nei rispettivi campi di competenza. Inoltre siccome entrano in gioco fattori esterni tipo le protezioni queste fanno cambiare l'ago della bilancia. Parto subito dal presupposto che per me non è l'arte in se ad essere catalogata in una o nell'altra maniera ma come vengono praticate. In funzione del fatto che nello SDC l'obbiettivo è vincere (una gara) e nell'AMT l'obbiettivo è non perdere (la vita) ovviamente le strategie, le metodiche d'allenamento e anche la guardia cambiano. Bisogna capire che non ho detto che i rispettivi allenamenti non servono in funzione dell'altro scopo, semplicemente non sono ottimizzati in funzione dell'altro scopo. Un esempio su tutti è il modo di tirare il pugno degli sport da combattimento con la spalla alzata, questo modo di fare è ottimale quando entrambe le persone hanno i guantoni che attutiscono e quindi il pugno viene assorbito (in maniera attutita, perchè il guantone è più morbido della mano nuda e perchè ha una maggior superficie d'impatto) dalla spalla, mentre se i guantoni non ci fossero sarebbe più probabile un serio infortunio alla spalla o nel caso peggiore il pugno finirebbe contro la tempia a piena potenza. inoltre non si tiene in considerazione un altro fattore ovvero il fatto che negli SDC c'è la categoria di peso la dove il nemico pesa 40 kili in più tirare un pugno con spalla alzata contro una massa maggiore che viene in direzione opposta alla direzione del pugno equivale a lussarsi la spalla. Di contro imparare a saper combattere con tutte le accortezze che richiede la metodica marziale tradizionale richiede un maggior tempo di apprendimento (perchè sono tanti i tasselli che devono essere al loro posto). Quanto ho appena descritto per il pugno vale per tutto il metodo marziale tradizionale, anche la guardia. Inoltre va tenuta in considerazione una cosa non vi deve mai essere una mancanza di guardia, ma ciò non vuol dire per forza avere le braccia alzate. La guardia è prima di tutto uno stato d'animo più che una tecnica o una posizione particolare. La guardia ad alto livello è garantita dalla gestione della distanza (gestione ottimizzata al massimo). Questo spiega alcune guardie considerate obsolete (che in realtà non lo sono se si sa applicare quanto detto).   Ovviamente ribadisco il concetto che non definisco uno dei due metodi migliori dell'altro, semplicemente diversi.

 
Corso istruttori 01/05/2011 PDF Stampa E-mail

Corso istruttori 01/05/2011 di Xin Yi Liu He Quan

 

 

 

In data 01/05/2011 in quel di Arquata Scrivia si è svolto l'ultimo allenamento del corso istruttori di Xin Yi Liu He Quan sotto la supervisione del Maestro Flavio Daniele. L'ambiente come sempre era fantastico con compagni gentili e sempre pronti a darti una mano. Al mattino abbiamo lavorato per 3 ore sul Nei Gong in particolare abbiamo affrontato il tema Chan Ssu Jin, ovvero l'energia a spirale. Un argomento che oltre ad essere estremamente interessante è estremamente utile in ambito marziale. Mentre al pomeriggio abbiamo fatto per tre ore le camminate dello Xin Yi Liu He Quan, approfondendo soprattutto quella chiamata "il balzo della tigre" (la foto in cui tiro la ginocchiata è una parte dell'applicazione di tale movimento) dove esattamente come fa la tigre quando balza sulla preda oltre a colpirlo con le zampe (in questo caso ginocchio) si cerca di schiacciare la preda (nemico) a terra. Un grazie al Maestro Daniele che è sempre prodico di ottimi consigli e un grazie a tutti i compagni di pratica, in particolare a Luca che come dimostra la foto si è prestato per fare il sacco permettendomi di allenare tale gesto.

 
Wu Ji PDF Stampa E-mail

 

Il Maestro Sun Lu Tang nel suo famosissimo manuale di Xing Yi Quan introduce l'allenamento alle arti marziali con il seguente argomento:

 

PRINCIPIO GENERALE

STUDIO DEL WU JI NELLO XING YI

 

Prima di iniziare la pratica, non è presente alcun pensiero o intenzione, nessuna raffigurazione o immagine, niente sé o altri: nel caos del corpo esiste solo il qi. Nello Xing Yi questo stato viene definito Wu Ji1 . Se non conoscono il principio del “moto inverso”, le persone si adeguano sempre con rigidità al principio della “natura del moto diretto”2. Così il qi interiore viene represso e non si riesce a realizzare le cose come si dovrebbe, a causa di una mente oscurata che da luogo a un corpo debole. Queste persone ignorano la regola salutare secondo cui lo yang estremo porta allo yin e lo yin estremo conduce alla morte. Ma i saggi sono in grado di padroneggiare la via del moto inverso, riescono a controllare il rapporto tra yin e yang, a gestire il principio della creazione, a dirigere i Liang Yi3, a cogliere i punti-chiave e a fare ritorno allo stato prenatale da quello post-natale, onde porsi nella situazione originaria in cui il corpo diventa un unità integrale4. Questa via non è nient'altro che il principio di estensione e contrazione che si trova nel Wu Xing post-natale e nel pugilato Ba Gua5. Si definisce tutto ciò generazione del qi dal Wu Ji6. Il punto iniziale è il Wu Ji. La posizione Wu Ji è rivolta nella direzione appropriata, con entrambe le mani distese verso il basso e mantenendo un angolo di novanta gradi tra i piedi. In questo modo si asseconda il principio naturale.

 

Ora segue l' interpretazione del termine cinesi Wu Ji da parte dell'autore.

 

1. In realtà il Wu Ji è una fase della cosmogonia tradizionale cinese che descrive il vuoto primigenio antecedente il tempo della creazione del mondo. Nel gong fu simboleggia lo stato assolutamente neutro che prelude all'inizio della lotta, caratterizzato da un corpo immobile, uno sguardo vacuo, mancanza di pensieri, emozioni e volizione. Gli antagonismi collaboranti yin/yang della realtà fenomenica sono di là da venire, lasciando il praticante in un limbo di vacuità cosmica.

 

Bene quanto espresso dal Maestro Sun Lu Tang in questo passaggio è l'essenza dell'arte marziale, se tutto non parte dal Wu Ji ovvero dallo stato di vuoto (fisico/mentale/spirituale) allora il nostro modo di muoverci non è ottimale e ci sarà sempre bisogno di muoversi veloci fuori per sopperire alla lentezza interna. Non ha caso precedentemente ho detto vuoto sia fisico che mentale che spirituale, perchè bisogna esserlo in tutti questi tre aspetti. Vediamoli nel dettaglio:

 

  1. Vuoto fisico: il corpo è in perfetto equilibrio, la struttura è perfettamente allineata e non vi sono contratture inutili, i muscoli sono sciolti, i tendini sono forti e le articolazioni sono libere, questo è essere vuoti nel fisico: vuoti di contratture inutili. Gioca un ruolo fondamentale lo studio della corretta postura.

  2. Vuoto mentale: la mente non ha dubbi su cosa fare, non vi sono dubbi perchè il fisico è correttamente allenato e quindi la mente è sicura di se, questo stato permette di ottimizzare le tempistiche e le distanze del combattimento. Se non è rispettato il vuoto mentale allora si avanzerà quando si dovrebbe ritirarsi e viceversa o nel caso peggiore si rimane con le gambe paralizzate dalla paura.

  3. Vuoto spirituale: ovvero le nostre credenze religiose e spirituali non entrano in conflitto con la decisione appena presa di ingaggiare il combattimento (anche fino alla morte).

 

Una piccola precisazione va fatta nei confronti di coloro che “hanno paura di fare male”, contrariamente da quello che si crede questa paura non è data dall'assenza di vuoto spirituale, ma dall'assenza del vuoto mentale, perchè la mente percepisce l'inadeguatezza del fisico al combattimento e quindi ha paura di far male perchè ha paura che il male che farà all'altro o agli altri sarà minimo e non farà altro che farlo/farli arrabbiare ancora di più. Ora che abbiamo definito cosa è vuoto è interessante vedere come queste 3 tipologie di vuoto non sono entità separate, ma sono intimamente connesse tra loro, perchè è impossibile avere il vuoto spirituale senza aver raggiunto i precedenti due stadi. Diciamo che un corretto allenamento fisico porta inevitabilmente al raggiungimento dei due successivi traguardi. Tutto questo va espresso fin da subito con la posizione di partenza, e già da li si riesce a capire il livello di un praticante di arti marziali. Al riguardo mi viene in mente lo Yoi del Karate (che ho praticato per alcuni anni) che ha questo scopo, altrimenti chi ha codificato l'arte marziale non lo avrebbe messo come semplice orpello per iniziare una gara sportiva. Io ho preso l'esempio del karate, ma penso che tutte le arti marziali tradizionali (orientali) hanno qualcosa di simile allo Yoi del karate.

 

Ovviamente come sempre tutto questo è solo il mio parere personale, frutto delle mie esperienze e delle mie lucubrazioni mentali.

 
Resoconto stage del 16/04/2011 PDF Stampa E-mail

Resoconto stage del 16/04/2011 tenuto dal Maestro Flavio Daniele

 

In data 16/04/2011 presso la palestra "Forma e Benessere" di Saluzzo si è tenuto il terzo stage del Maestro Flavio Daniele nel Saluzzese. Tale incontro è durato dalle 16 alle 19 (3 ore che sono volate) con le seguenti tematiche:

1. Postura "corretta" (senza la quale tutto il resto viene vanificato)

2. YiJinJing (lavoro sui tendini e i legamenti)

3. Lavoro sui cerchi fondamentali del movimento (piano frontale, piano sagitale, piano trasversale).

4. Lavoro a coppie per provare quanto studiato prima a vuoto.

Il Maestro Flavio Daniele è stato prodigo di consigli verso tutti, ha sempre dimostrato quanto affermava. Il lavoro è stato ottimo perchè come il Maestro ci ha abituati in questi anni verteva su caratteri generici (uno studio del movimento in senso generale) senza entrare in tecniche specifiche (in fase di allenamento) mentre in fase dimostrativa usava tecniche del karate, del tai chi quan, dello xin yi liu he quan e chi più ne ha più ne metta per far vedere come tali basi del movimento accomunano questi stili molto eterogenei (tecnicamente parlando), solo che nella stragrande maggioranza dei casi la gente preferisce vedere quello che divide piuttosto che quello che unisce. Insomma è stata un'occasione unica per approfondire lo studio dell'arte marziale. I partecipanti si sono dimostrati soddisfatti a fine stage e ci siamo lasciati con l'augurio di rivederci presto.

 

 


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