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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001.

Per chi ama le Arti Marziali
Articoli

Gli articoli dei membri della Nei Dan School!



I piedi e la loro importanza PDF Stampa E-mail

I PIEDI E LA LORO IMPORTANZA

Per tutti i praticanti della Nei Dan School e quindi di conseguenza anche per i membri della Liu He School il primo principio da affrontare nel proprio percorso marziale è quello delle tre forze, ovvero:

1. radicarsi al terreno

2. portare l'energia nel sincipite

3. centralizzarsi nel dan tien

Come possiamo vedere la prima cosa da fare è "radicarsi al terreno", in quasi tutte le scuole di arti marziali questa è la base, ma vien profondamente fraintesa fin dall'uso dei piedi, ovvero, tanti pensano che bisogna artigliare il terreno con le dita, questo fa in modo che la pianta del terreno si alzi e che il piede poggi solo sui pordi. Tutto ciò porta a uno stato di instabilità che mina tutto il lavoro successivo. Perciò se si vuole partire bene nella costruzione della propria arte una delle prime cose da fare e non artigliare il terreno con le dita , ma al contrario rilassare il piede e cercare di portare il punto di equilibrio nel centro della pianta del piede.

Madre natura istintivamente ci ha programmato bene, infatti se guardiamo l'immagine che esamina l'appoggio della pianta del piede al terreno durante la fase di crescita vedremo che più cresciamo e più perdiamo questo contatto con il terreno, un po' per lo sviluppo ma anche e soprattutto per cattive abitudini posturali e di movimento corporeo.

Perciò se si vuole avere una buona arte marziale bisogna tornare alle origini e rispettare le varie gerarchie funzionali del corpo, quella dei piedi è quella di tenerci attaccati al terreno, ovvero la base della piramide. Se questa base è troppo piccola l'equilibrio della piramide sarà minato e anche un piccolo soffio di vento può capovolgerla, ma se la base della piramide è ampia e forte allora la piramide potra salire alta nel cielo delle arti marziali.

 
L'universalità dei principi PDF Stampa E-mail

L'UNIVERSALITA' DEI PRINCIPI

Il mondo delle arti marziali, è fatto di stili, tecniche, ma soprattutto di principi. Immaginiamo un albero con tante foglie attaccate a tanti rami (ma comunque in numero minore rispetto alle foglie), a loro volta collegati al tronco, che prende forza e cresce grazie alle radici. Bene possiamo comparare le foglie alle tecniche, i rami agli stili, il tronco al corpo umano, e le radici ai principi secondo qui questo corpo si muove, cresce e diventa forte.

Si può intuire con questo semplice esempio che studiare tante tecniche diverse comporta un tempo virtualmente infinito per poter apprendere tutti i possibili attacchi e le relative controtecniche che possono arrivare o essere eseguite da più angolazioni e a più altezze. Quindi è controproducente, allenarsi solo ed esclusivamente in questa maniera, non nego che all'inizio di un percorso marziale può anche essere utile, ma dopo un breve periodo in cui si migliora (5-6 anni) soggiunge una fase di stallo, una fase che porta tanta gente a smettere la pratica o ad accontentarsi di quello che hanno raggiunto. Questa fase si può superare conducendo uno studio su stessi piuttosto che sulle tecniche, o per meglio dire usare l'arte per il corpo e non il corpo per l'arte (per usare le parole del Maestro Flavio Daniele). Questo è quello che ha fatto il Maestro Daniele in questi anni, e quello che io ho intrapreso e scelto come mio cammino. Proprio venerdì 29 gennaio 2010 ho partecipato ad un suo allenamento in cui usava il karate shotokan (suo primo strumento di apprendimento, e anche il mio) per dimostrare che i principi che lui insegna sono universali e inglobabili in qualsiasi mezzo o stile. E' stato molto bello, vedere gente con anni di pratica marziale alle spalle rimanere piacevolmente scioccata. Vedere le facce di cinture nere cambiare espressione nell'apprendere che il kiba-dachi si può (e a mio avviso si deve) eseguire in maniera del tutto rilassata, notare lo stupore delle persone nello sentire cosa vuol dire un gesto pieno, o essere letteralmente sbalzati via con un colpo dato da distanza zero. Insomma è stata una bellissima serata.

Con questo non stò dicendo che gli altri tipi di allenamento non sono utili, bensì stò dicendo che c'è una altra via per apprendere le arti marziali, ed è quella basata sullo studio di principi.

 

 
Il gallo

Il gallo (dello Xin Yi Liu He Quan) - appunti della lezione di sabato 30 gennaio 2010

Il gallo dello Xin Yi Liu He Quan è una delle figure più importanti, e rappresenta la figura chiave per studiare il peng (del Tai Chi Quan) ovvero la forza che si oppone!

Per vedere come si esegue l'esercizio basta cliccare qui!

Come si può notare l'esercizio si esegue in posizione defilata per automatizzare alcuni concetti molto utili in combattimento, ad esempio il non esporre troppa superficie del nostro corpo al nemico! Il gallo rappresenta il primo contatto con il nemico, perchè se ben eseguito permette di opporsi e mutare, bisogna immaginare di avere scudo e gladio tra le mani. Il gesto deve avere quella voluminosità tipica degli stili interni e deve opporsi in ogni sua fase, quando torno indietro nell'esercizio ad esempio non bisogna collassare, ma anzi trascinare come in un vortice il nostro nemico, quindi il peng/gallo non solo oppone ma sradica al tempo stesso. In questo esercizio è molto importante il lavoro della gamba dietro, che partendo da una gamba piegata ed arrivando ad una gamba tesa (ma non contratta) richiede un passaggio in cui la gamba dietro spinge ma non contro il terreno come comunemente si crede, ma bensì verso l'alto, come se avessimo qualcosa dietro il ginocchio che vogliamo buttare via; esattamente come nella foto, dove la spinta verso la terra è evidenziata dalla freccia in rosso e non va effettuata, mentre la spinta verso l'alto del ginocchio è evidenziata dalla freccia verde. La spinta che si genera da questo uso della gamba non è facilmente opponibile come quella in cui si spinge verso la terra, questo permette quindi un input all'avversario con l'effetto di sollevamento in cui poi subentra una fase di rotazione che permette di sovrastare il nostro nemico.

 

 
Il potere dei fianchi! PDF Stampa E-mail

Premessa: il fianco è una parte posteriore del corpo (fianco destro e fianco sinistro) che si trova fra le coste e l'ala iliaca.

Spesso succede che la ginnastica delle arti marziali, la classica fase di "riscaldamento", anche per persone con parecchi anni di pratica alle spalle, rimane solo ed esclusivamente riscaldamento, senza sapere che questi esercizi nascondono un mondo nuovo e ancora tutto da esplorare, ovvero quello della consapevolezza del proprio corpo!

Prendiamo come esempio gli esercizi di allungamento sui fianchi che in quasi tutte le palestre "tradizionali" si eseguono, servono se fatti correttamente a prendere coscienza dei fianchi e del loro potere, che è utilissimo per ottenere tecniche efficaci e meno stancanti! Ovviamente questo è solo un tassello di quello che è l'uso globale di un corpo armonico e in buona salute che si muove!

Come possiamo vedere dall'immagine qui a fianco, questi muscoli sono molto forti e resistenti, e al contrario dei muscoli come il bicipite che allontana e avvicina un articolazione, si stancano molto meno e sono situati più vicini alla spina dorsale (che se ben allineata identifica il nostro asse centrale virtuale, su cui si sviluppa tutta la nostra arte) rendendo il loro lavoro una leva non sfavorevole se paragonato alla leva che entra in gioco se usiamo solo muscoli periferici come il bicipite o il tricipite del braccio! Attraverso l'uso dei fianchi durante la pratica marziale inizia un  processo di centralizzazione del movimento, quella centralizzazione di cui tutti parlano ma che pochi sanno insegnare!

Leva (fisica)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Tipi di leve: in alto una leva del primo tipo, in basso una del terzo


« Datemi un punto d'appoggio e solleverò il mondo. »

Una leva è una macchina semplice che trasforma il movimento.

Essa è composta da due bracci solidali fra loro,cioè che ruotano nello stesso angolo e con la stessa velocità angolare, incernierati per un'estremità a un fulcro, attorno al quale sono liberi di ruotare .

I bracci di una leva sono anche indicati con i termini di braccio-potenza (P) e braccio-resistenza (R); il primo è il braccio al quale bisogna applicare una forza per equilibrare la forza resistente applicata all'altro braccio.

 

 

 

Condizione di equilibrio


La condizione di equilibrio nella leva è la consueta condizione di equilibrio alla rotazione: la somma dei momenti delle forze ad essa applicate deve essere uguale a zero.

Poiché nella leva l'asse di rotazione è fisso e sono applicate solo due forze, è sufficiente uguagliare i due momenti:

 

,

dove:

, è la forza applicata all'estremità del braccio b1 (che farebbe ruotare la leva in un dato verso);

è la forza applicata all'estremità del braccio b2 (che farebbe invece ruotare la leva nel verso opposto).

Segue , ovvero il braccio e la forza su di esso applicata sono inversamente proporzionali.

Vantaggio meccanico

Dalla condizione di equilibrio segue che imprimendo all'estremità del braccio lungo della leva un movimento con una determinata forza, l'estremità del suo braccio corto si muoverà con una forza moltiplicata di un fattore b1/b2, anche se percorrerà un cammino ridotto dello stesso fattore, e viceversa se l'azione viene invece compiuta sul braccio corto. Il rapporto tra le dimensioni dei bracci determina quindi il rapporto tra forza resistente e forza da applicare.

Classificazione delle leve

In base al rapporto tra forza resistente e forza applicata (o potenza) le leve si distinguono in:

  • svantaggiose: se la forza applicata richiesta è maggiore della forza resistente, ovvero se il braccio-resistenza è più lungo del braccio-potenza (bp / br < 1);
  • indifferenti: se la forza applicata richiesta è uguale alla forza resistente, ovvero se il braccio-resistenza è uguale al braccio-potenza (bp / br = 1);
  • vantaggiose: se la forza applicata richiesta è minore della forza resistente, ovvero se il braccio-resistenza è più corto del braccio-potenza (bp / br > 1);

In base alla posizione reciproca del fulcro e delle forze le leve si distinguono in:

  • leve di primo genere: il fulcro si trova tra le due forze; possono essere vantaggiose, svantaggiose o indifferenti;

  • leve di secondo genere: la forza resistente si trova tra fulcro e forza applicata (o potenza); sono sempre vantaggiose;

  • leve di terzo genere: la forza applicata (potenza) si trova tra fulcro e forza resistente; sono sempre svantaggiose.

 

 

 

 

 

Ora che abbiamo capito cosa sone le leve e quali conviene adottare per allenarsi/combattere in maniera conveniente vediamo alcuni esercizi per prendere coscienza dei fianchi:

 

  1. Lanciare le braccia a destra e a sinistra: come si può vedere dalla foto a fianco questo esercizio dall'apparenza molto semplice consiste partendo dalla postura ma-bu (o kiba-dachi nel karate) nel lanciare le braccia prima a destra e poi a sinistra usando la rotazione del bacino (tenendo le anche ferme) per dare l'input al movimento, poi tramite l'apertura del fianco (verso cui lanciamo le braccia) e la chiusura dell'altro fianco regoliamo e finalizziamo il gesto (la foto a fianco rappresenta la fine dell'esercizio da un lato per poi proseguire dall'altro e così via). Questa è una spiegazione molto semplicistica dell'esercizio che ovviamente per essere appreso nella sua interezza deve essere insegnato da chi già lo sa fare!

 

 
Resoconto Stage con Flavio Daniele Stampa

Resoconto Stage con Flavio Daniele

Venerdì 18 dicembre si è svolto a Saluzzo uno stage tenuto dal Maestro Flavio Daniele che ha avuto come argomento principale, l'allenamento e l'uso in campo marziale del muscolo ileopsoas! Con pochi e semplici esercizi il Maestro ci ha dimostrato come tale muscolo sia fondamentale per la centralizzazione del movimento, tanto è vero che gli esercizi preposti a fare ciò sono i primi che vengono insegnati all'interno della Nei Dan School!

La presa di coscenza di questo importantissimo muscolo migliora lo scatto e la potenza del colpo, quindi saperlo usare è molto importante per chi desidera raggiungere un buon livello nelle arti marziali tradizionali!

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il muscolo ileopsoas (musculus iliopsoas) è costituito da due ventri muscolari: il muscolo grande psoas e il muscolo iliaco che si uniscono distalmente per inserirsi al piccolo trocantere del femore. Il muscolo viene classificato, insieme al piccolo psoas, tra i muscoli interni dell'anca.

Origine ed inserzione

  • Il muscolo grande psoas è fusiforme e prende origine dalle arcate fibrose che uniscono le superfici laterali dei corpi delle prime quattro vertebre lombari e dell'ultima toracica e dai dischi intervertebrali interposti. I fasci muscolari decorrono parallelamente alle vertebre lombari, fino ad incontrare, nella fossa iliaca, i fasci del muscolo iliaco. Passa, quindi, sotto il legamento inguinale, occupando la lacuna dei muscoli e convergendo in un robusto tendine che si inserisce nel piccolo trocantere del femore.
  • Il muscolo iliaco ha forma di ventaglio ed origina dalla fossa iliaca e dall'ala del sacro. I fasci muscolari passano al disotto del legamento inguinale, occupando la lacuna dei muscoli ed andando ad inserirsi sul tendine del muscolo grande psoas e quindi sul piccolo trocantere del femore.

Azione

  • Flette, adduce ed extraruota la coscia quando prende punto fisso sulla colonna e sul bacino.
  • Flette e inclina dal proprio lato il tronco quando prende punto fisso sul femore.

Innervazione

Il muscolo ileopsoas è innervato, come il muscolo piccolo psoas, da rami del plesso lombare.

 


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